Contrappunti

Questo spazio è a disposizione per realizzare interviste, per ascoltare opinioni e proporre dibattiti su temi “musicali”, ovvero sulla didattica, sul ruolo sociale dei docenti, sui finanziamenti provinciali, sui rapporti tra istituzioni educative, sulla musica popolare dell'arco alpino, e quanto di comune interesse.

I contributi saranno a firma dei docenti della Scuola di Musica, ma anche gli allievi della Scuola di musica sono invitati a proporre dei loro scritti. I pezzi vanno inviati a Mauro Franceschi, curatore della rubrica, all'indirizzo: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.

Il Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64 di Felix Mendelssohn

Prime storiche a Bolzano: recensioni d’altri tempi. A distanza di appena 15 anni dalla sua prima esecuzione assoluta il 13 marzo 1845, al Gewandhaus di Lipsia, il Musikverein bolzanino lo inserì nel programma della sua quinta stagione concertistica. Di Giuliano Tonini

Giannino Carpi
Giannino Carpi

Alterne fortune

Mendelssohn conobbe il successo in vita (fu adorato ad esempio in Gran Bretagna) ma post mortem subì una sorte di damnatio memoriae non da parte del pubblico, che accolse sempre con favore la sua musica, ma da parte della critica che la snobbava ritenendola troppo poco romantica. Nel 1850 Richard Wagner pubblicò il libello Il giudaismo nella musica gettando benzina sull’antisemitismo diffusa nella cultura tedesca del tempo e prendendo di mira anche il musicista ‘ebreo’ Mendelssohn. Il pregiudizio estetico nei suoi confronti raggiunse l’acme nel periodo nazista in cui fu radiato dai programmi di concerti e dalle pubbliche manifestazioni perché colpevole di avere nel proprio albero genealogico radici ebraiche. 

Anche nelle stagioni concertistiche bolzanine la musica di Mendelssohn conobbe alterne fortune: massiccia nella seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento, sporadica e poi del tutto assente nella programmazione concertistica della seconda metà degli anni Trenta e dei primi anni Quaranta del secolo scorso, in graduale ripresa nel secondo dopoguerra.
La voce della critica musicale locale fu però indenne dalle sirene antisemite ed ebbe sempre parole di ammirazione per la bellezza della musica e la maestria compositiva di Mendelssohn.

Un primato indiscusso
Asse portante della fortuna di Mendelssohn anche alle nostre latitudini è il Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64. A distanza di appena 15 anni dalla sua prima esecuzione assoluta il 13 marzo 1845, al Gewandhaus di Lipsia, il Musikverein bolzanino lo inserì nel programma del terzo concerto della sua quinta stagione concertistica sabato 10 febbraio 1860 nel Teatro cittadino ‚zur Kaiserkrone‘ con inizio alle sette di sera (il concerto era stato programmato inizialmente per sabato 27 gennaio e poi rinviato per cause non precisate). Sul podio il maestro Josef Lutz, direttore dell’orchestra del Musikverein dal 1855 al 1861, solista il giovane violinista bolzanino Johann Zipperle (1831-1896), diplomatosi al Conservatorio di Monaco e agli inizi della sua carriera nelle istituzioni musicali cittadine che culminarono nell’assunzione della direzione del Musikverein dal 1887 al 1896.

Il critico musicale ebbe parole di elogio nella recensione pubblicata sul quotidiano Bozner Zeitung di mercoledì 15 febbraio 1860: “Siamo particolarmente grati al maestro Zipperle per aver evitato gli attuali indirizzi virtuosistici ed essersi rivolto ai classici scegliendo per questa sua esibizione il concerto il Concerto per violino di Mendelssohn, una delle più belle musiche del maestro. Chi ha saputo meglio descrivere la profondità e l’intimità del sentimento, la violenza della passione, da cui tutta l’anima è fortemente percossa! E tutto questo in una forma artistica così originale e perfetta che anche le grandi difficoltà tecniche non presentano nulla di ricercato o artificiale, ma nel loro naturale sviluppo trascinano l'ascoltatore nel flusso dei sentimenti dandogli poche occasioni di prestare attenzione ad esse. E in effetti questo non è uno di quei concerti che siamo soliti ascoltare, non vi è impiego di mezzi tecnici colossali ma musica genuina dove tutti i mezzi sono unicamente al servizio dello scopo artistico. Il signor Zipperle ha suonato i tre movimenti con eguale perfezione, e abbiamo ammirato di più la sua fine comprensione e profonda sensibilità esecutiva che la sua irreprensibile tecnica. Gli applausi generosi del pubblico sono stati ben meritati.”

Il nome di Zipperle è legato altre due volte alla fortuna del Concerto op. 64 di Mendelssohn. Una prima volta nella veste di solista nel solo secondo movimento Andante eseguito nel concerto di martedì 26 aprile 1864 diretto dall’allora Kapellmeister Matthäus Nagiller: „ha suonato come al solito in maniera impeccabile.“ (Südtiroler Volksblatt, sabato 30 aprile 1864); la seconda volta nella veste di direttore dell’orchestra del Musikverein, nel concerto di apertura della 39esima stagione mercoledì 22 novembre 1893 nella Sala Civica in cui si esibì Robert Köstler, il nuovo Konzertmeister subentrato al violinista bolzanino Joseph Anzoletti che aveva ricoperto la carica di primo violino dal 1881 al 1892 dopo essere stato alla guida dell’orchestra del Musikverein dal 1866 al 1880: “Il signor Köstler si è messo bene in mostra nel Concerto op. 64 di Mendelssohn, dimostrandosi valente violinista, tecnicamente eccellente ed è stato molto applaudito.“ (Bozner Zeitung, venerdì 24 novembre 1893).

La fortuna del Concerto in mi minore di Mendelssohn sulle scene musicali bolzanine del secondo Ottocento è legata anche alla figura del violinista e direttore d’orchestra Joseph Anzoletti che lo eseguì una prima volta parzialmente (I e II movimento) il 3 novembre 1875 quando era ancora alla guida dell’orchestra del Musikverein e pertanto con la parte orchestrale nella riduzione pianistica: „il virtuosismo, la cantabilità di magistrale raffinatezza, la fenomenale tecnica di questo artista […] deliziano l’ascoltatore„ (Bozner Zeitung, venerdì 5 novembre 1875); una seconda volta quando, ceduta la bacchetta al pianista e direttore d’orchestra Friedrich Rietz ma mantenuta quella di Konzertmeister del Musikverein, lo eseguì integralmente martedì 24 gennaio 1882 nella sala del Gesellenhaus (via Cappuccini): “Il Concerto per violino con accompagnamento orchestrale di Mendelssohn è una delle composizioni più eleganti del famoso maestro e i suoi tre lunghi movimenti sono pure stati eseguiti con grande precisione. È noto che il professor Josef Anzoletti raggiunge la perfezione sul suo strumento; la delicatezza del suo archetto, unita alla capacità di cogliere ogni sfumatura dell'opera musicale da riportare in vita, conferiscono al signor Anzoletti quella nobiltà che solo gli artisti benedetti da Dio possiedono.“ (Bozner Zeitung, giovedì 26 gennaio 1882).

In altre due circostanze, fra loro lontane nel tempo, il Concerto fu eseguito nella riduzione per violino e pianoforte: mercoledì 12 aprile 1934 nel Casino di cura di Merano con il celebre violinista polacco Bronislaw Hubermann accompagnato al pianoforte da Sigfried Schultze e mercoledì 8 maggio 1946 nell’ambito della prima stagione concertistica del secondo dopoguerra, organizzata dagli “Amici della musica” nella Sala “Sociale” dell’A.N.P.I. di piazza Walther: violinista Giannino Carpi accompagnato al pianoforte dalla moglie Gabriella Bernasconi.L’unica esecuzione documentata del Concerto op. 64 nella prima metà del Novecento ebbe un solista d’eccezione nel violinista Leo Petroni, allora docente del Liceo Musicale G. Rossini” di Bolzano, che lo eseguì nel Teatro Civico nel primo concerto sinfonico del neo costituito Ente Concerti Orchestrali diretto da Mario Mascagni, direttore del Liceo musicale “G. Rossini“ poi Conservatorio di Stato “C. Monteverdi“. Il concerto fu radiotrasmesso in diretta dalle frequenze di Radio Bolzano, una delle prime emittenti radiofoniche dell’E.I.A.R. “Grandissimo successo ha riportato il giovane violinista Leo Petroni, solista nel concerto in mi minore di Mendelssohn. Stupendo da sé il concerto ha avuto in Petroni un esecutore di gran valore che ha permesso allo scelto pubblico di gustarne intieramente le bellezze. Indubbiamente il Petroni è un artista di doti eccezionali ed ha fatto assai di più di molti violinisti stranieri che giungono da noi preceduti da grande reclame e da un nome celebre, mentre poi, se non del tutto, almeno in parte, deludono l’aspettativa. Di agilissima tecnica, d’intonazione perfetta e di calda espressione, il giovane violinista ha realmente affascinato il pubblico con la sua arte, e questi gli ha tributato una interminabile caldissima ovazione.” Così il critico musicale del quotidiano La Provincia di Bolzano di sabato 28 febbraio 1931, recensendo l’esecuzione del Concerto a Merano con l’orchestra di cura diretta da Gilberto Gravina.

Nel corso delle prime stagioni sinfoniche dell’orchestra Haydn, il Concerto di Mendelssohn venne riproposto due volte a distanza ravvicinata: giovedì 25 ottobre 1962, violinista Riccardo Brengola, direttore Antonio Pedrotti (“Il carattere esuberante del violinista non ha tardato a manifestarsi, per consentire spesso una rappresentazione vivace ed appassionata delle intense melodie mendelssohniane, al limite però, non di rado, di esasperazioni ed eccitazioni ingiustificate. Brengola si è comunque confermato un violinista di [illeggibile] di fluente cantabilità, particolarmente nell’adagio.” Alto Adige, mercoledì 7 novembre 1962) e lunedì 14 dicembre 1964 con un ventenne Georg Egger (direttore Paul Angerer) che si era diplomato due anni prima col massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Bolzano nella classe di violino di Giannino Carpi. Così il critico musicale dalle colonne del quotidiano Dolomiten: “Il modo di suonare di Georg Egger ha colpito soprattutto per la sua innata musicalità, coltivata nell’ambito della tradizione familiare, il suono raffinato che appare nobile e pieno, sensibile e allo stesso tempo espressivo in tutti i registri. Già nell’intimo secondo tema del primo movimento, come nel melodioso movimento centrale, si rivelava la felice bellezza di suono della cantilena e un meraviglioso vibrato nei suoni acuti emessi dal prezioso strumento. La capacità tecnica del violinista è stata messa alla prova soprattutto nel finale, che, con la sua struttura marcatamente concertante, presenta difficoltà di non poco conto. Egger ha dominato con sicurezza i passaggi più difficili accentuando quelli culminanti. Ha saputo inoltre ovviare a quelle leggere fluttuazioni nell’intonazione dovute evidentemente allo scambio termico fra la sala riscaldata e i freddi corridoi laterali. Dal momento che il secondo movimento segue il primo senza soluzione di continuità non è stato possibile riaccordare lo strumento. Al di là delle sue qualità violinistiche, ciò che conquista di più di questo giovane artista è la grande simpatia che ispirano la sua modestia, la sua naturalezza scevra da ogni affettazione. In questo modo ha conquistato il cuore di tutti e questa simpatia si è chiaramente mescolata agli applausi che si sono fatti fragorosi, in una maniera inusuale per la sala del Conservatorio in quanto a volume e durata, allorquando il primo violino Giannino Carpi si è congratulato vivamente con il suo ex allievo.”

Un avvio in sordina

Il nome di Mendelssohn compare nei programmi concertistici del Musikverein fin dalla prime stagioni promosse dall’associazione: si tratta per lo più di brani corali a cappella. Dopo la ‘prima’ del Concerto in mi minore nel corso della quinta stagione 1859/1860, la presenza della musica di Mendelssohn si fa via via più massiccia allargandosi gradualmente anche al repertorio cameristico e orchestrale. È soprattutto nel periodo di reggenza della direzione dell’orchestra del Musikverein da parte del violinista Joseph Anzoletti e nei successivi anni che lo videro attivo come Konzertmeister che prende avvio una rivisitazione sistematica della musica di Mendelssohn soprattutto sinfonico-orchestrale ma anche cameristica.

Joseph Johann Jacob Anzoletti (Bolzano 1823 – ivi 1892) fu allievo del Bozner Singknaben Institut dove studiò violino con l’allora primo violino della cappella del Duomo, Vinzens Bittersmann ( Boemia ? – Bolzano 1859). A 12 anni si trasferì a Milano frequentando il Conservatorio nella classe di violino di Bernardo Ferrara e perfezionandosi in seguito a Vienna con Jacob Dont. Rientrato a Bolzano diresse il coro della Parrocchiale e diede lezioni private di canto e violino. Assieme al fratello Franz, eccellente pianista, intraprese alcune fortunate tournées, soprattutto in Germania. Tra il 1839 e il 1866 fu attivo principalmente nel Trentino: ad Ala, dal 1843 al 1845 e a Trento dal 1851 al 1867, dove insegnò violino e diresse l’orchestra della ricostituita Società Filarmonica Trentina. Nel giugno del 1867 si stabilì definitivamente a Bolzano, succedendo al compositore Matthäus Nagiller (Münster, Unterinntal 1815 – Innsbruck 1874) nella carica di direttore dell’orchestra del Musikverein.
Col 1° ottobre 1867 Joseph Anzoletti diede inizio anche alla sua apprezzata attività didattica nella Scuola civica di musica come docente di canto e di violino, e lunedì 7 ottobre diresse nel teatro cittadino il suo primo concerto alla guida dell’orchestra del Musikverein. Il programma lasciava chiaramente intendere quali sarebbero state le sue direttive artistiche e si apriva con l’Ouverture Meeresstille und glückliche Fahrt op. 27 di F. Mendelssohn-Bartholdy. Seguirono nelle stagioni concertistiche successive le esecuzioni delle Ouverture per le musiche di scena del shakespeariano Sogno di una notte d’estate op. 21 il 21 ottobre 1868 (queste due Ouverture erano già state proposte nelle precedenti stagioni concertistiche assieme a quella del Ruy Blas op. 95 diretta da Matthäus Nagiller il 4 maggio 1865), quelle delle due opere Die Heimkehr aus der Fremde op. 89 (28 novembre 1872) e Die Hochzeit des Camacho op. 10 (10 marzo 1876) e della Ouverture da concerto Das Märchen von den schönen Melusine op. 32 (20 gennaio 1879). Il ciclo delle Ouverture fu completato dall’esecuzione della Trompeten-Ouverture op. 101 (29 maggio 1892, direttore Johannes Zipperle) e Le Ebridi, La grotta di Fingal op. 26 (16 novembre 1898, direttore Adolf Peter).

Mendelssohn in formato cameristico

A fine dicembre 1867 Anzoletti diede avvio, nella Sala del Magistrato (nell’edificio del vecchio Municipio in via Portici 30), a parallele stagioni cameristiche che si interruppero con la stagione 1873/1874 per poi riprendere regolarmente con la stagione 1880/1881.

Il quartetto d’archi del Musikverein era allora formato da Joseph Anzoletti violino I, Johann Zipperle violino II, Karl Knoflach viola (Bolzano 1824 – ivi 1896, notaio, fu presidente del Musikverein dal 1864 fino alla morte) e dal dott. Anton von Zallinger violoncello, al quale subentrò alla fine del 1870 Franz Schöpf .
Nei variegati programmi concertistici del Quartetto del Musikverein figurano anche i Quartetti op. 44, n. 1 (7 febbraio 1873 e 5 dicembre 1882) e n. 2 (8 gennaio 1873 e 10 marzo 1881) di F. Mendelssohn-Bartholdy.
La presenza di un pianista di vaglia quale Friedrich Rietz (figlio del compositore e direttore d’orchestra Julius Rietz che curò la prima edizione dell’opera omnia di Mendelssohn) alla guida dell’orchestra del Musikverein dal 1880 al 1885, permise l’esecuzione di alcune importanti pagine cameristiche e concertistiche mendelssohniane con il pianoforte quali uno dei tre Quartetti per pianoforte, violino, viola e violoncello (22 marzo 1881); il Sestetto op. 110 per violino, due viole, violoncello, contrabbasso e pianoforte (11 dicembre 1883); il Concerto in sol minore op, 25 per pianoforte e orchestra il 21 novembre 1882 e il Capriccio brillante per pianoforte e orchestra op. 22 (26 ottobre 1883).

Momenti culminanti della fortuna della musica cameristica di Mendelssohn le prime dell’Ottetto per archi op. 20 il 17 novembre 1925 (abbinato al Quartetto di M. Ravel, il concerto fu poi replicato all’inizio di dicembre) nella sala del Museo Civico (fin dalla sua apertura nel 1905 il Museo Civico fu sede di manifestazioni concertistiche). Gli esecutori erano tutti musicisti gravitanti nell’orbita del Musikverein di Bolzano: Eduard Oswald, primo violino dell’orchestra del Musikverein, e Elise Forcher-Mayr (violini I), Hugo Perathoner e Christl Perathoner (violini II), Wilhelm von Walther e (viola), Paul Kofler e Egon Ilmer (violoncelli). Esemplare per chiarezza di analisi la recensione al concerto pubblicata sul quotidiano Volksblatt di sabato 21 novembre 1925:
“L'eternamente giovane Ottetto per archi di Mendelssohn ha coronato la serata. Insieme al "Sommernachtstraum" (Sogno di una notte di mezza estate), due composizioni con numeri d’opera vicini, e al Concerto per violino, formano le più belle creazioni del maestro. Il primo tema, un accordo spezzato che si slancia perso l’alto, fa il suo ingresso con fierezza e ampiezza di orizzonti. Quanto sono chiare e trasparenti le otto parti strumentali di questo movimento dalle dimensioni sinfoniche. L'etereo Andante galleggia compiaciuto in un mare di dolcezze sonore. Lo scintillante Scherzo, con cui l'ensemble si è meritato un applauso a parte, tradisce la parentela con il Sogno di una notte di mezza estate. Il finale, tematicamente il movimento più debole, è un’orgia di contrappunto che termina trionfalmente su una gigantesca nota pedale. L'Ottetto è stato magnificamente preparato dal Konzertmeister Oswald.”
La prima del Trio n. 1 op. 49 in re minore per pianoforte, violino e violoncello fu eseguita dal Trio ungherese (Molnar, violino, Laszlo violoncello e Kraus pianoforte) il 12 febbraio 1930 nel teatro Civico e tenne a battesimo un’altra importante prima, quella con cui il Trio di Bolzano si presentò per la prima volta alla ribalta concertistica a chiusura della prima stagione concertistica dell’immediato secondo dopoguerra organizzata dall’associazione “Amici della musica”, antesignana della Società dei concerti/Konzertverein, il 1° luglio 1946 nella sala del palazzo Ducale in via Principe Eugenio. Il Trio di Bolzano si presentava nella sua formazione originaria con Giannino Carpi violino, Antonio Valisi violoncello (in anni successivi sostituito da Sante Amadori) e Nunzio Montanari pianoforte: “il Trio op. 49 di Mendelssohn che è stato suonato con chiarezza mirabile e ottima misura, l'equilibrio insomma fra il mezzo e lo scopo. Purtroppo nell'ultimo tempo il trio prorompe in una enfasi di ampie arcate che con meno esuberanza forse si potrebbe contenere in quella linea che non deforma la sonorità e la compostezza del trio” così il critico R. S. sulle colonne del quotidiano Alto Adige di giovedì 4 luglio 1946.

Mendelssohn sinfonico

L’integrale delle cinque Sinfonie di Mendelssohn prese avvio sotto la direzione di Joseph Anzoletti (1866-1880) che poi cedette il testimonio ai successivi direttori dell’orchestra del Musikverein, Friedrich Rietz (1880-1885) e Johann Zipperle (1886-1896).

L’avvio fu dato dall’esecuzione della Seconda Sinfonia in si bemolle maggiore denominata Lobgesang per soli coro e orchestra op. 52 composta in occasione della celebrazione del 400° anniversario dell’invenzione della stampa da parte di J. Gutenberg, l’11 maggio 1870 alle ore 8 di sera nella sala superiore del Palazzo Mercantile: “l'orchestra ha suonato con zelo e diligenza; a parte qualche irregolarità, avremmo gradito a volte un accompagnamento delle voci soliste molto più delicato, anche la parte del trombone nell’introduzione che si ripete è risultata troppo forte in rapporto alla sala”, in Tiroler Volksblatt, mercoledì 18 maggio1870.

La seconda sinfonia di Mendelssohn ad essere proposta al pubblico bolzanino fu la Prima Sinfonia in do minore op. 11 eseguita nella sala del Gesellenhaus il 3 marzo 1880. Il critico del quotidiano Bozner Zeitung cercò di scusarsi per essere entrato nella sala in ritardo con una pindarica recensione pubblicata in data 5 marzo 1880: „Purtroppo abbiamo perso quasi del tutto il primo movimento della sinfonia perché siamo arrivati un po’ in ritardo, ma abbiamo seguito il successivo "Andante" con molta attenzione in più: il suo carattere calmo e delicato, percorso da vere e proprie ondate di luce, ha fatto molta presa sulla nostra sensibilità, mentre nel "Minuetto" l'immaginazione si è lasciata dolcemente trasportare in un territorio affascinante; abbiamo immaginato il coro dei delicati elfi posato sul verde al chiaro di luna, intenti ai loro magici andirivieni, con passi impercettibili disposti in file che si intersecano delicatamente, avvolti dai profumati fili dell’estate; il quarto movimento nel Finale ha portato ad un’armoniosa conclusione la preziosa sintonia di sereni pensieri musicali attraverso un diluvio di magnifiche onde sonore, che scrosciavano così maestose come se portassero sul loro dorso l'orda scintillante dell'oro del Reno.”

Il 2 dicembre 1880 il nuovo Kapellmeister dell’orchestra del Musikverein, il pianista F. Rietz, subentrato a J. Anzoletti che assunse l’incarico di Konzertmeister, diresse la Quarta Sinfonia “Italiana” in la maggiore op. 90 di F. Mendelssohn, a conclusione del concerto di apertura della XXVI stagione nella sala del Gesellenhaus. Al pubblico piacque in particolare il Saltarello, il conclusivo quarto movimento, richiedendone l’immediata replica.

La Terza Sinfonia in la minore op. 56 “Scozzese” fu eseguita in apertura del concerto del 4 marzo 1887, alle 7 di sera, nel nuovo auditorium della città, la Sala Civica inaugurata all’inizio del 1886. Sul podio il nuovo direttore dell’orchestra del Musikverein, il violinista bolzanino Johann Zipperle subentrato a F. Rietz. “Quest'opera affascina l'ascoltatore grazie al meraviglioso equilibrio della sua forma. La sinfonia presenta una struttura chiara, una felice disposizione e articolazione delle idee musicali e un vigore espressivo. In particolare lo Scherzo e l'Adagio, nella perfetta esecuzione di ieri da parte dei nostri amici musicisti, non possono non catturare l'attenzione dell'ascoltatore.” (Bozner Zeitung, sabato 5 marzo 1887).

L’integrale delle cinque Sinfonie di Mendelssohn si chiuse con l’esecuzione della Quinta Sinfonia (in realtà la seconda in ordine di composizione) in re maggiore op. 107 “La Riforma” il 20 gennaio 1893 seguita dall’esecuzione del Finale dell’opera incompiuta di Mendelssohn Die Loreley op. 98. Sul podio della Sala Civica dirigeva il maestro J. Zipperle: “un grande affresco musicale, del quale ci sono rimasti impressi nella memoria soprattutto il gioioso, scintillante minuetto e l’andante dalla delicata melodiosità.” (Bozner Zeitung, martedì 24 gennaio 1893).

Grandi pagine sinfonico-corali

Fra i momenti culminanti della fortuna della musica di Mendelssohn vanno senz’altro annoverate le esecuzioni dei due grandi Oratori, delle musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare op. 61 e della Ballata Die erste Walpurgisnacht (La prima notte di Valpurga) per soli, coro misto e orchestra op. 60 (venerdì 16 gennaio 1925, Teatro Civico di viale Stazione, direzione di Alois Kofler).
Anticipata da numerose esecuzioni di singoli numeri e di tutta la prima parte il 5 aprile 1881, la prima del Paulus, oratorio per soli, coro misto orchestra op. 36 dovette attendere il 16 aprile 1882, quando il maestro F. Rietz fu in grado di presentarlo al pubblico bolzanino nel teatro “zur Kaiserkrone” dopo un lungo lavoro di preparazione del coro misto. L’altra grande pagina oratoriale, l’Elias per soli, coro misto e orchestra op. 70 fu eseguita nella Sala Civica il 24 e il 28 aprile del 1895. Il maestro J. Zipperle diresse una massa di oltre 150 esecutori, i solisti B. Günzburger (basso) di Monaco, le voci ‘locali’ di Maria Reeb-Linhart (soprano), Anna Moser-Pichler (contralto) e del tenore Karl Deluggi, all’epoca attivo al Teatro di Augsburg.
La messinscena nel teatro “zur Kaiserkrone” domenica 1° febbraio 1891 del Sogno di una notte di mezza estate con le musiche di scena di F. Mendelssohn-Bartholdy, una coproduzione del personale di prosa e del coro del teatro e dell’orchestra del Musikverein diretta da J. Zipperle, rappresentò anche il momento culminante della fortuna sulle scene locali di soggetti teatrali shakespeariani abbinati alla musica. La cronaca della serata documenta il successo decretato dal pubblico bolzanino: “Il sogno di una notte d’estate di W. Shakespeare, andato in scena domenica nel nostro teatro, ha registrato il tutto esaurito. Il palcoscenico del nostro teatro non è proprio adatto per il "Sogno di una notte di mezza estate", sia per la scenografia che per il numero di attori. Riteniamo che la lodevole direzione del teatro non abbia cercato tanto di affascinare il pubblico con gli effetti drammatici della commedia, quanto piuttosto con la meravigliosa musica di Mendelssohn, che, abbinandosi di frequente alle parole del poeta, le ha rivestite di suoni.” (Bozner Zeitung, mercoledì 4 febbraio 1891).

Mani sull’avorio

L’opera pianistica è il settore del catalogo delle musiche mendelssohniane più in ombra nella programmazione concertistica locale. I programmi delle 72 stagioni del Musikverein registrano infatti la sola esecuzione del Preludio op. 35 n. 1 dai Sei preludi e fughe eseguito dalla pianista Amelie Illing nella serata concertistica del 6 marzo 1891 che, come era consuetudine nell’impaginazione dei programmi concertistici del Musikverein, abbinava a brani orchestrali anche brani solistici e vocali. Ma le cronache musicali dell’Ottocento registrano anche un importante fuori-programma. Il non ancora tredicenne Ferruccio Busoni al termine del suo lungo tour concertistico intrapreso assieme ai genitori nell’inverno del 1878/79 in diverse località del Trentino con tappa finale a Bolzano, chiuse il suo secondo concerto di venerdì 31 gennaio 1879 nella sala superiore del Palazzo Mercantile con il Rondò capriccioso op. 14 di F. Mendelssohn-Bartholdy, incantando il pubblico bolzanino “con la sua amabile interpretazione e il suo affascinante e grazioso tocco” (Bozner Zeitung, lunedì 3 febbraio 1879).

L’opera pianistica di Mendelssohn è cospicuamente presente nel repertorio pianistico di Busoni (oltre al Rondò capriccioso e a diversi singoli brani pianistici, le Variations sérieuses op. 54 e il Concerto in sol minore op. 25 eseguito a Berlino nel 1898) ma non nei programmi con cui i giovani pianisti si contendono da 70 anni a questa parte l’ambito premio pianistico Busoni. Il Concerto per pianoforte op. 25 figura nella rosa dei concerti della prima finale con l’orchestra istituita nel corso dell’edizione 1966 del concorso ma non ci risulta che alcun finalista lo abbia scelto e nelle edizioni successive del concorso il concerto non venne più inserito fra le possibili opzioni dei concorrenti.
Grande sensazione suscitò la trascrizione della Marcia nuziale nella personale trascrizione della trascrizione di Horowitz a firma del diciasettenne pianista sud-coreano Yoon-Soo Lee che si aggiudicò il secondo premio “con particolare distinzione” della 49esima edizione del concorso nel 1997.


Giuliano Tonini