Contrappunti

Questo spazio è a disposizione per realizzare interviste, per ascoltare opinioni e proporre dibattiti su temi “musicali”, ovvero sulla didattica, sul ruolo sociale dei docenti, sui finanziamenti provinciali, sui rapporti tra istituzioni educative, sulla musica popolare dell'arco alpino, e quanto di comune interesse.

I contributi saranno a firma dei docenti della Scuola di Musica, ma anche gli allievi della Scuola di musica sono invitati a proporre dei loro scritti. I pezzi vanno inviati a Mauro Franceschi, curatore della rubrica, all'indirizzo: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.

Guglielmo Barblan (Siena, 1906 – Milano 1978): un critico per tutte le stagioni. Parte seconda.

La critica musicale durante il regime fascista e nell’immediato secondo dopoguerra sulle colonne dei quotidiani "La provincia di Bolzano" e "Alto Adige". Di Giuliano Tonini.

Teatro Verdi
Teatro Verdi

4. I ‘luoghi’ della musica

Nelle righe delle cronache musicali firmate da Barblan nel corso degli Anni Trenta e Quaranta ci imbattiamo in ‘luoghi’ della città dove si è fatto musica ma di cui si è perso memoria. Alcuni di questi ‘luoghi’ sono infatti andati distrutti sotto i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, altri sono stati rasi al suolo dalle ruspe e rimpiazzati da nuovi edifici oppure attualmente non ospitano più manifestazioni musicali. Li passiamo in rassegna riconoscendo loro l’”onore delle armi” musicali.

Il primo di questi luoghi della musica intercettato dalle cronache musicali del Barblan è il Museo Civico che fin dalla sua inaugurazione, nella primavera del 1905, fu adibito anche ad accogliere anche concerti di musica da camera. L’ultimo concerto ivi ospitato fu quello tenuto lunedì 22 maggio 1933 a chiusura della stagione concertistica dal Trio di Roma (Germano Arnaldi pianoforte, Francesco Antonioni violino e Antonio Saldarelli violoncello).

Uno dei principali luoghi della musica in città, fin dalla sua inaugurazione nell’aprile del 1918, è il Teatro Civico intitolato nel 1938 a Giuseppe Verdi. Luogo deputato non solo della lirica e delle stagioni di prosa, ma anche di esposizioni d’arti figurative e di concerti, sia cameristici che sinfonici. Il teatro “Verdi” cessò però di ospitare concerti cameristici e sinfonici, che vennero dirottati in altri luoghi, quando fu evidente, come aveva rilevato Barblan nel 1936, che “l’acustica della sala del nostro Civico, è vecchio ritornello, non si presterà mai per audizioni musicali.” (La Provincia di Bolzano, martedì 21 aprile 1936). L’ultimo concerto cameristico ospitato nel “Verdi” fu quello tenuto giovedì 4 aprile 1935 dal violinista Leo Petroni accompagnato dal pianista Enrico De Gasperi; l’ultimo concerto sinfonico vi ebbe luogo venerdì 11 ottobre 1940, organizzato dal maestro Mario Mascagni, segretario interprovinciale del Sindacato fascista dei musicisti della Venezia Tridentina, nell’ambito della Rassegna di musica contemporanea delle Tre Venezie, direttore Roberto Lupi; l’ultimo spettacolo lirico fu l’opera “L’amico Fritz” di Pietro Mascagni andata in scena a fine maggio del 1943: i bombardamenti di inizio settembre 1943 lesionarono gravemente l’edificio del teatro le cui macerie vennero definitivamente rimosse verso la fine del 1951.

Due luoghi che aprirono i propri spazi alla musica nel corso degli Anni Trenta e che ritroveremo attivi anche negli anni immediatamente successivi al termine del secondo conflitto mondiale, sono inseriti in strutture ricreativo-ricettive della città che gravitano sulla centrale piazza Walther (negli Anni Trenta piazza Vittorio Emanuele III). Il Circolo Unione Savoia (ex Circolo Ufficiali Savoia) inaugurò agli inizi del 1928 la propria attività nei locali dell’ex Hotel Schgraffer, storico albergo cittadino (il cui nome è legato a quello del compositore e organista del Duomo di Bolzano Johann Jakob Schgraffer (1799-1859) nonché primo direttore della banda civica, gestore anche dell’omonima caffetteria) dove la musica era sempre stata di casa, prevalentemente in una dimensione d’intrattenimento spesso associata a serate danzanti. La precedente Wintersaal fu trasformata in sala da ballo, il ristorante in sala di lettura, le stanze degli ospiti in sala gioco che ospitarono oltre a the danzanti, conferenze, concerti, ascolti radiofonici. Nel corso del 1933 il Circolo Unione Savoia si ricostituì su nuove basi statutarie e i locali furono “completamente riattati con criteri di modernità e di buon gusto che rendono il nuovo ambiente uno dei più signorili della città, degno di accogliere il fior fiore della società bolzanina. La sala all’ingresso – che prima fungeva da sala biliardi – è stata trasformata in un grazioso salotto da conversazioni; a destra di questa sala trova posto quella di lettura resa piacevole e riposante. Dal salotto di conversazione si entra nell’ampia sala da ballo fastosa e ricca di luci e con un palchetto per l’orchestra.” (La Provincia di Bolzano, sabato 10 giugno 1933). Domenica 24 marzo 1935 vi ebbe luogo un “grande concerto” con il soprano della Scala di Milano Marisa Merlo e il violoncellista Attilio Ranzato (1904-1980). Barblan nella sua cronaca della serata ci offre una panoramica sul pubblico: “Un folto stuolo di elegante pubblico si era dato convegno domenica sera nelle sale del Circolo Savoia per assistere al trattenimento musicale organizzato dall’Azienda di Cura” il quale, al termine del concerto, “diede inizio alle danze che si sono protratte, fra la più schietta animazione, fino a tarda ora.” (La Provincia di Bolzano, martedì 26 marzo 1935). Agli inizi del 1937 la Società Dante Alighieri subentrò al Circolo Unione Savoia nella gestione dei locali. Il concerto tenuto venerdì 28 maggio 1937 dal violinista Leo Petroni accompagnato dal pianista Fritz Weidlich suscitò l’entusiasmo del critico Barblan: “Accanto al Petroni una magnifica e insospettata rivelazione per il nostro pubblico è stato il pianista Fritz Weidlich. Nella nostra vita di nomadi cronisti musicali ci è stato dato talvolta di avvicinare pianisti di alta classe e fra questi poniamo volentieri il Weidlich per le sue qualità veramente eccezionali di pianista e di musicista. Fin dalle battute [iniziali] comprendemmo chi ci trovavamo dinanzi, per la bellezza ed il senso del tocco, la sicurezza piena di slancio di una tecnica tanto aderente alla vita musicale, e la grandiosità della linea interpretativa.” (La Provincia di Bolzano, sabato 29 maggio 1937). Al termine del 1940 la sala cambiò denominazione e divenne la Camerata del Littorio. Nel secondo concerto della stagione concertistica in corso, venerdì 6 dicembre 1940, si esibì il celebre Quartetto Poltronieri in cui accanto al violinista Alberto Poltronieri e al violista Giuseppe Alessandri sedevano il violinista Giannino Carpi e il violoncellista Antonio Valisi entrambi docenti del neo-costituito Regio Conservatorio “C. Monteverdi”: “il pubblico affollava inverosimilmente ogni angolo della sala della «Camerata del Littorio », occupando anche ogni spazio disponibile nelle sale adiacenti. Siamo grati alla Deputazione Teatrale e all'Istituto di Cultura Fascista per averci offerto la occasione di ammirare ancora l'arte eccellentissima di questo celebre complesso italiano.” (La Provincia di Bolzano, sabato 7 dicembre 1940). Martedì 24 febbraio 1942 la Camerata del Littorio ospitò il primo concerto della prima stagione concertistica della neo-costituita Società dei Concerti. Si esibì un giovane pianista italiano ma già circondato da un’aura speciale: Arturo Benedetti-Michelangeli. “Ecco: ieri sera quando le cento e cento persone assiepavano in maniera assolutamente impensata non più le sedie o i divani, ma ogni riposto angoletto anche delle salette adiacenti alla sala della Camerata del Littorio, si sentiva nell'aria un'atmosfera insolita di attesa trepida. […] Quando il pianista Arturo Benedetti Michelangeli ha affondato le bellissime sue dita nella tastiera dello Steinwey, nuovo acquisto del Conservatorio che ieri sera riceveva il battesimo, c'era nella sala l'ampio respiro del silenzio attento, pronto a riempirsi del gioco dei suoni.” (La Provincia di Bolzano, mercoledì 25 febbraio 1942). Il concerto in realtà era stato programmato per mercoledì 18 febbraio 1942 ma un’improvvisa chiamata alle armi pregiudicò l’esibizione di Benedetti-Michelangeli il quale però riuscì a ottenere una licenza “per far fronte agli impegni più imminenti.”
In uno dei più antichi alberghi affacciati su piazza Walther, l’Hotel “am schwarzen Greifen” (le più antiche attestazioni risalgono alla metà del XVIII secolo) la musica aveva allietato i suoi ospiti nel grande salone del ristorante fin dall’ultima decade del XIX secolo e poi per tutto il periodo della Belle Epoque fino allo scoppio del primo conflitto mondiale ma anche negli anni successivi: bande militari e orchestrine locali si erano alternati nelle più svariate occasioni in particolare nei veglioni di Capodanno e durante il Carnevale. Rare le serate di musica classica (soprattutto recital liederistici e operistici) ma una delle ultime manifestazioni musicali che vi ebbero luogo assunse una valenza profetica: “il concerto che il violinista Leo Petroni ha tenuto ieri sera [martedì 7 gennaio 1936] nel salone dell’Albergo Grifone, di fronte ad una ristretta cerchia di convenuti, è risultato particolarmente simpatico per quel carattere di intimità che simili manifestazioni, facendo rivivere quasi l’atmosfera del salotto settecentesco, riescono ad assumere.” (La Provincia di Bolzano, mercoledì 8 gennaio 1936). L’Hotel Greif/Grifone ospitò infatti la prima stagione della ricostituita Società dei Concerti/Konzerverein nell’inverno-primavera 1947.

Un importante luogo ‘virtuale’ di fruizione della musica furono le frequenze della radio fin dagli esordi dell’E.I.A.R. nel 1925, l’ente radiofonico nazionale. Riflettendo sull’importanza e sulla diffusione sempre più crescente della musica “nella vita dell’uomo moderno” e sulla fame di maggiori conoscenze e informazioni storico-estetiche degli ascoltatori, Barblan fa questa considerazione: “Sta di fatto che, contrariamente a quanto avveniva soltanto venti anni or sono, il mondo della musica è oggi straordinariamente alla portata di tutti […] Con l'avvento della radio la scena è mutata di colpo e la cerchia degli uomini ammessi a partecipare alle primizie più ardite, alle audizioni più raffinate, si è allargata a dismisura. […] Con un'opera di tal genere alla mano [«Il Libro della Musica» edito da G. C. Sansoni], il radioascoltatore (ci rivolgiamo particolarmente a questi perché supponiamo che il frequentatore delle sale da concerto sia già ferrato nella conoscenza dei più elementari problemi tecnici, storici ed estetici), avrà costantemente vicino un manuale di piana e sicura dottrina, agevole e preciso nella consultazione.” (La Provincia di Bolzano, sabato 18 maggio 1940)
La stazione radiofonica di Bolzano, una delle prime impiantate sul territorio nazionale, avviò le proprie trasmissione giovedì 12 luglio 1928 trasmettendo la ‘diretta’ dell’inaugurazione del Monumento alla Vittoria: “anche la musica delle varie bande viene raccolta e trasmessa dal microfono collegato alla stazione di Bolzano, microfono che per forza di circostanze, dové trovare l’unica possibile posizione sul braccio, teso in alto, di un funzionario dell’E.I.A.R. Allo scopo di dare la massima diffusione al grandioso avvenimento […] l’E.I.A.R. aveva provveduto con propri mezzi, ad un’installazione in piazza Walter di tre potenti altoparlanti[… ] Col medesimo impianto d’altoparlanti – montati in automobile, venne pure effettuata nella sera successiva una riuscita audizione pubblica di musica leggera trasmessa sempre dalla stazione di Bolzano.” (Radiorario n. 30, 22-29 luglio 1928)
Nel palinsesto dei programmi quotidianamente trasmessi dalle frequenze della stazione 1 Bolzano la musica era presente in tutte le fasce orarie sia pomeridiane che serali con concerti di musica leggera, ‘variata’, classica eseguite da vari complessi strumentali (trio, quartetto, quintetto, sestetto) e dall’orchestra dell’EIAR con frequenti interventi di solisti, docenti del locale Liceo musicale “G. Rossini” o invitati da fuori, trasmessi dall’auditorio della sede dell’EIAR di Bolzano che fino al 1931 si trovava nei “ristretti locali in località Passaggio Rio Molino in una campagna alquanto distante dall’abitato di Gries”, e da ottobre 1931 nella nuova sede sita “in un ampio palazzo in via Regina Elena [oggi al numero civico 16 di via Cassa di Risparmio] con numerosi e grandi locali modernamente attrezzati, che comprendono gli Uffici Amministrativo, Artistico e Tecnico, la stazione di bassa frequenza, due grandi Auditori, piccolo Auditorio per la prosa, sale prove etc.”. Frequenti erano anche i collegamenti esterni dal Casino di Cura di Gries (concerto pomeridiano dell’orchestrina di Cura), dal Teatro Civico (le opere delle stagioni liriche primaverili e autunnali, i concerti dell’Ente concerti orchestrali diretti dal maestro Mario Mascagni, i concerti cameristici della Filarmonica), dalla sala del Circolo Unione Savoia, dalla Sala del Museo Civico, dal Lido di Bolzano e dai Caffè della città oltre alla trasmissione di musica incisa su disco.

A fine agosto del 1934 la stampa locale diffuse la notizia della draconiana decisone maturata già da tempo in seno all’amministrazione centrale dell’E.I.A.R. di procedere alla “soppressione delle orchestre periferiche e all’allacciamento delle stazioni minori in relais con le stazioni principali” per motivi “puramente finanziari: la necessità di realizzare rigide economie e di limitare – visto che le entrate tendono a diminuire – le spese.” Fu una doccia fredda per tutti i musicisti dell’orchestra di Radio Bolzano “che si sono visti mettere bellamente alla porta dopo aver dato per cinque anni una intelligente e onesta collaborazione al potenziamento della fama della nostra stazione. […] Crede l’Eiar di compiere un’azione intelligente sopprimendo le varie orchestre e unificando i programmi? Costringerà semplicemente i radioamatori ad appoggiarsi a stazioni estere […] non è chi non veda nella soppressione dell’orchestra una decapitazione vera e propria della importanza della nostra stazione la cui voce […] si sperderà nel mare magnum dei programmi stereotipati. Confessiamo la nostra ingenuità: credemmo che la voce sparsa poche settimane or sono in merito alla decisone dell’Eiar, fosse inesatta. La realtà ci ha dato brutalmente torto. Senza però dar ragione all’Eiar, che esaminando la situazione di Radio Bolzano poteva anche camminare coi piedi di piombo.” (La Provincia di Bolzano, “Radio Bolzano decapitata!”, mercoledì 22 agosto 1934). Da vivace centro produttivo e diffusivo di musica (grazie ai collegamenti dalle diverse sale di musica della città aveva contribuito infatti ad ampliare la platea degli ascoltatori delle manifestazioni liriche e concertistiche locali), la presenza di Radio Bolzano nell’etere nei mesi e negli anni successivi fu poco più che nominale, continuando a trasmettere musica ma prevalentemente in collegamento con altre stazioni radiofoniche nazionali ed estere.

Nel presentare al pubblico bolzanino la parabola artistica della star internazionale della lirica italiana, il tenore Beniamino Gigli, che a distanza di pochi giorni, giovedì 24 giugno 1937, avrebbe dato un memorabile concerto all’aperto nel piazzale antistante la Casa del Balilla (in via Vintola), Barblan, dopo aver passato in rassegna i teatri lirici italiani e internazionali calcati da Gigli nel corso della sua brillante carriera, menziona altre due ‘ribalte’ che concorsero in modo determinante a rendere familiare al grande pubblico il “cantore del popolo”: “L'apparecchio radio, durante tutti i mesi dell'anno, affida all'etere le note dell'ugola d'oro, che milioni di ferventi ascoltatori attendono e ricevono in ansioso raccoglimento di fronte agli sparsi alto-parlanti. […] Ma la ribalta teatrale sembrò cosa già troppo angusta, e le folle delle sale cinematografiche videro la figura di Gigli e si commossero per la sua voce, in film, dove le avventure più semplici ottennero l'interesse dell'avvenimento per la partecipazione dell'interprete italiano. Le pellicole vivevano soltanto nel suo canto, le altre figure scomparivano, tutta la cornice scenica appariva in lontananza, lui stesso, come attore, scendeva in secondo piano quando si innalzava il suo canto, e gli episodi erano avvolti in quell'onda sonora, che di colpo riempiva di emozione. (La Provincia di Bolzano, martedì 15 giugno 1937).

Nelle sale cinematografiche attive in città nel corso degli Anni Trenta e Quaranta del secolo scorso (Cinema Eden poi Cinema Luce in via Defregger/Leonardo da Vinci, Cinema Centrale ex teatro Kaisekrone in via Posta, Cinema Vittoria di Oltrisarco, Cinema Teatro Roma viale Roma/via Marconi) furono proiettate numerose pellicole “con la musica dentro” a diversi livelli, dalla colonna sonora, al soggetto incentrato su un compositore, su un musicista, su un periodo della storia della musica, quando non sulla versione filmica di un’opera lirica o di un’operetta, facendo del cinema al pari della radio, un importante luogo di fruizione e di formazione musicale del pubblico.
Ecco una piccola antologia di film ‘musicali’ recensiti da Barblan.
Angeli senza paradiso [“Leise flehen meine Lieder”, 1933, regia di Willi Forst] Cinema Centrale
“Il pregio principale di questo film è quello di aver saputo perfettamente creare la Vienna musicale del primo ottocento e di essere riuscito a rendere con somma cura l’atmosfera di elevata dolcezza che avvolse tutta la breve vita del grande Schubert. […] Di particolare interesse era la parte musicale costituita dai principali temi della sinfonica Incompiuta, dalla celebre Serenata, dall’”Ave Maria” e da brani di minore importanza: tutti questi squarci musicali, affidati a complessi orchestrali e vocali di primissimo ordine, sono risultato di compiuto valore interpretativo. Strano però il fatto di fare eseguire alla orchestra sinfonica mentre Schubert ha di fronte un modesto pianoforte: si poteva contentarsi qui della voce del solo strumento e ripetere il brano con l’orchestra quando, in ultimo, il compositore siederà all’organo: il contrasto sarebbe stato meno evidente. Così pure la realizzazione visiva dell’Ave Maria non è sembrata tutta di ottimo gusto.” (La Provincia di Bolzano, sabato 3 marzo 1934)
Non ti scordar di me [1935, regia di Augusto Genina] Cinema Teatro Roma
“Per la sua prima comparsa cinematografica Beniamino Gigli ha trovato un alleato più unico che raro in Augusto Genina: a questi infatti si deve per una buona parte il successo del film. […] Il canto del grande Gigli infatti, non solo non cade mai a sproposito né appare mai come un indispensabile riempitivo ma dal maturarsi dell’azione, vive come parte integrante di questa e come vita musicale attesa. Lo svolgersi dei quadri ed il loro originale e interessante taglio, consentono un naturale e quasi necessario manifestarsi delle parti cantate.” (La Provincia di Bolzano, venerdì 14 febbraio 1936)
“Il cinema ci va offrendo di anno in anno dei privilegi addirittura insperati: ieri sera ad esempio, nella sala del “Centrale” il pubblico della nostra città ha avuto agio di lasciarsi trasportare dalla miracolosa arte del più celebre pianista dei nostri tempi [Ignacy Jan Paderewski, 1860-1941].” (La Provincia di Bolzano, mercoledì 18 maggio 1938)
La danza dei vagabondi (“Kicking the moon around” 1936, regia di Walter Forde), Cinema Centrale
“Evidentemente gli americani hanno una peregrina e strana idea della musica. Una accozzaglia di muggiti e stridori è per loro un pezzo orchestrale, ed un miagolamento femminile o maschile ha valore di canto. Il tutto è gabellato sotto un nome generico e fatidico: «jazz». Col jazz tutto è lecito: anche costruire filmi dove veramente esplode la infantile dabbenaggine degli abitatori d'oltre atlantico, come questo. Chi vuole conoscere delle collezioni di idiozie morali e artistiche, è noto del resto, non deve fare altro che assistere alle cosiddette riviste musicali americane. Se non altro come documentario di tali scemenze vale la pena vederlo anche questa volta: si può ancor più da vicino conoscere la mentalità di coloro che dominano il mercato mondiale cinematografico. Dicono che il Jazz Ambrose sia di fama mondiale; ed è giusto, se così è che goda la sua fama nei locali notturni delle metropoli d'oltre oceano, ma non tenti di far il giro del mondo in pellicola: è un insulto per i paesi dove la civiltà ed il gusto sono cose non raggiunte ieri.” (La Provincia di Bolzano, venerdì 21 aprile 1939)
Smarrimento (“Je t attendrai”, 1939 regia di Léonide Moguy) Cinema Centrale
“[…] Un gran film dove alla stupenda bravura degli attori e alla personalità della regia si aggiunge un commento musicale, dovuto a Honneger, fra i migliori che abbiamo finora ascoltato.” (La Provincia di Bolzano, sabato 16 marzo 1940)
La IX Mostra sindacale degli artisti della Venezia Tridentina, a differenza delle precedenti che furono allestite nel ridotto del teatro Verdi, fu ospitata verso la metà di ottobre 1940, negli spazi di un nuovo Palazzo non ancora terminato: il Palazzo del Turismo in via Virgilio, angolo corso IX Maggio (il Cine-Teatro Corso abbattuto nel 1989): “l'attuale Sindacale si presenta sontuosamente agli occhi del visitatore, e la non compiutezza dell'ampio scalone e di molti particolari delle sale dona una singolare grezza tonalità all'ambiente che non dispiace affatto: la soluzione poi di spargere al suolo della sabbia e di interromperla con piccoli appezzamenti di verde fa sì che il salone, acquisti l'arioso respiro di un giardino.” (La Provincia di Bolzano, mar 15 ottobre 1940) Nell’atrio del pazzo del Turismo erano esposti anche “una ventina di bozzetti che partecipano al concorso indetto dall'Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano per una statua raffigurane la musica, che dovrà essere collocata nell’atrio del palazzo. Di questi bozzetti non è possibile né opportuno dire qualcosa, prima che la giuria di tecnici si sia pronunziata: soltanto dal passarli in rassegna, così anonimi come essi sono, ci siamo convinti che il tema doveva essere per uno scultore terribilmente difficile, se rarissimi sono i gessi che debolmente si scostano dai convenzionalismi più triti.” (La Provincia di Bolzano, giovedì 31 ottobre 1940) Non sappiamo se e quale di questi bozzetti fu ritenuto idoneo dalla giuria di tecnici ad essere collocato nell’atrio del nuovo Palazzo del Turismo, ma la musica vi fece il suo ingresso alla grande giovedì 29 aprile 1943 con il primo dei quattro concerti orchestrali promossi dalla Società dei Concerti a conclusione della sua seconda stagione concertistica 1942/43. Alla guida dell’orchestra formata da elementi del Conservatorio e dell’orchestra veneziana, il maestro Roberto Lupi (1908-1971), compositore e direttore d’orchestra la cui composizione più nota della durata di soli 30 secondi, Armonie del pianeta Saturno, dal 1954 al 1986 fece da sigla di fine trasmissioni dei programmi televisivi della RAI. In programma anche il Concerto per violino op. 61 di L. van Beethoven, solista il violinista Giannino Carpi docente del Conservatorio. “Tutta la Bolzano colta e intellettuale era presente ieri sera alla magnifica festa d'arte che nel nome della Musica ha inaugurato la bella e spaziosa Sala da Concerti nel Palazzo del Turismo. Ogni angolo del superbo salone era assiepato dalla folla di appassionati, nella quale, accanto alle autorità, si notavano i più significativi nomi della cultura e dell'arte: e l'ambiente grandioso nella scalea d'accesso e nel vestibolo oltre che nella sala destinata alle manifestazioni musicali, ha accolto l'ammirato compiacimento di tutti coloro che possono e sanno valutare quale vanto costituisca per la nostra città una simile sede artistica della quale da troppo tempo si sentiva la necessità.” (La Provincia di Bolzano, venerdì 30 aprile 1943)

 (a proposito, ma dove abbiamo avuto ieri sera la riprova della graziosa intelligenza del nostro pubblico: vogliamo proprio sopportare l’onta di sentir ripetere che il pubblico di Bolzano è pubblico d'operetta?) il pubblico, dicevamo, fu come soggiogato dal fascino dell'esecuzione e acclamò fragorosamente e ripetutamente il chiudersi di ogni brano.”