Contrappunti

Questo spazio è a disposizione per realizzare interviste, per ascoltare opinioni e proporre dibattiti su temi “musicali”, ovvero sulla didattica, sul ruolo sociale dei docenti, sui finanziamenti provinciali, sui rapporti tra istituzioni educative, sulla musica popolare dell'arco alpino, e quanto di comune interesse.

I contributi saranno a firma dei docenti della Scuola di Musica, ma anche gli allievi della Scuola di musica sono invitati a proporre dei loro scritti. I pezzi vanno inviati a Mauro Franceschi, curatore della rubrica, all'indirizzo: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.

Guglielmo Barblan ( Siena 1906 - Milano 1978): un critico per tutte le stagioni. Parte terza.

La critica musicale durante il regime fascista e nell’immediato secondo dopoguerra sulle colonne dei quotidiani "La provincia di Bolzano" e "Alto Adige". Di Giuliano Tonini.

Arturo Benedetti MIchelangeli
Arturo Benedetti MIchelangeli

5. Il pubblico

L’obiettivo delle critiche che Barblan firmò dalle colonne de La provincia di Bolzano fu anche il pubblico bolzanino, ora ‘osservato speciale’, ora ‘bacchettato’, ora ‘lodato’, ma sempre a partire da una preoccupazione educativa.
“Di tutto ciò sono bene al corrente le persone che capiscono qualcosa d’arte o comunque le persone che sole hanno il diritto di essere annoverate nella cerchia delle persone cosiddette intellettuali, che, come ognuno sa, formano la parte migliore di ogni cittadinanza. Stando così le cose il bilancio morale che possiamo fare della nostra cittadinanza è ben sconfortante; ieri sera infatti solo una modesta parte del nostro Civico era occupato. Il che dimostra chiaramente che di cultura ben pochi ne masticano i nostri cittadini, non solo, ma che neanche sentono il bisogno o almeno il desiderio di formarsi quel piccolo bagaglio culturale che ogni homo sapiens ha il dovere sacrosanto di acquistare.” (La Provincia di Bolzano, giovedì 7 dicembre 1933, Recensione del concerto tenuto al Teatro Civico dal Trio formato da Alfredo Casella, pianoforte, Arturo Bonucci, violoncello e Alberto Poltronieri, violino)

“Attratta dal nome del famoso erede dell’arte di Sarasate [il violinista Joan Manen] e dai disegni reclamistici affissi agli angoli di tutte le vie della città, si era data convegno un’insolita folla di buongustai di musica ed intenditori per applaudire l’ospite spagnolo.” (La Provincia di Bolzano, sabato 14 aprile 1934)
“Ora però le cose, a Dio piacendo, vanno mettendosi assai meglio e, passato lo sbandamento che si era venuto verificandosi per svariate cause nei due ultimi anni, il pubblico intelligente e colto della nostra città ritrova la bella e nobile abitudine d'incontrarsi nella raccolta atmosfera delle sale da concerto.” (La Provincia di Bolzano, martedì 2 febbraio 1938, recensione del concerto tenuto dal pianista Giorgio Fanelli nella sala della “Dante”.

“Una sala come quella che ci è stata offerta ieri sera sarà molto difficile rivederla ancora fra noi. Sembrava un angolo di un teatro di grande città, in occasione di un grande avvenimento. Ogni aspetto ineccepibile e inappuntabile: un convegno sostenuto e compreso di decolletées, di divise e di marsine. Sparati tersi e lucidi, acconciature incornicianti volti più belli del solito, abiti di gala, nella severità della tinta e del taglio: tutto un comportamento di cerimonia che unitamente ad un insolito esalar di profumo finissimo, riempiva l'atmosfera di timoroso stupore. […] Di fronte ad una simile visione ha finito coll'apparirci bello perfino il teatro: e che non poteva essere bello in un'attesa così fremente ed elegante? L'ansia era ben avvolta nelle corazze inamidate e nella necessaria immobilità delle toilettes, ma si leggeva evidentissima negli sguardi fosforescenti, nei volti ostinatamente protesi verso il centro della balconata, nel punto dove i drappeggi di velluto rosso indicavano a tutti il posto preciso da dove i Principi di Piemonte avrebbero assistito allo spettacolo. C'era l'attesa silenziosa delle cose ardentemente desiderate: brevi inchini, millimetrici cenni con la fronte e le sopracciglia sostituiscono gli abituali ampi e risonanti saluti; e di continuo furtivi sguardi agli orologi. Minuti che si allungano enormemente fino a sembrare eterni: all’ora indicata dal programma l'attesa sembrava diventare esasperante. Poi alle nove e dieci si fece buio e si attaccò la sinfonia dell’'opera. L'attesa si diluì un po' nell'apparire di quell'irresistibile capolavoro che è la più perfetta commedia che mente umana abbia scritto; e nel sognante ardore amoroso del conte d'Almaviva, nella scintillante presentazione di Figaro si giunse al primo calar di sipario. Poco prima dell'attacco del secondo atto il palco reale si aprì e comparvero i Principi. Le figure regali apparvero alla balconata inghirlandata di fiori, di fronte al pubblico che fremeva di commozione. La principessa teneva in mano i fiori che le erano stati offerti all'ingresso del teatro, fu come se un invisibile ardimentoso direttore d'orchestra avesse dato un imperioso segnale: uno scatto repentino e subito un grandinar di applausi riempì l'aria insieme alle note della « Marcia Reale » e « Giovinezza ».” (La Provincia di Bolzano, domenica 5 giugno 1938, recensione all’opera Il barbiere di Siviglia al Teatro Verdi).

Poche serate possono vantare negli annali artistici bolzanini, di un entusiasmo così schietto e travolgente come quello che ha salutato ieri sera il concerto del quartetto Poltronieri. E sottolineiamo subito un fatto che a noi preme mettere nel dovuto rilievo. Quando qualche anno fa si lamentava da molti la diserzione, da parte del nostro pubblico, delle sale da concerto, noi da queste colonne abbiamo strenuamente difeso la campagna per un ampliamento della vita concertistica, condotta, beninteso, su basi ben diverse da quelle allora adottate. Si corse il rischio, allora, di apparire ottimisti ad oltranza, illusi in un ideale che, ci dicevano, non si sarebbe mai raggiunto. Per tutta risposta noi intensificammo le nostre richieste. Quest'anno su nuove basi si è svolta la impostazione organizzativa; si è trovato il bandolo, quello buono, ed il risultato è stato precisamente quello che noi avevamo previsto. La collaborazione dell'Istituto di cultura fascista con la deputazione teatrale, la preparazione culturale musicale assai progredita per la larga attività del Liceo musicale «G. Rossini», per citare solo i primi e più efficaci coefficienti, hanno realizzato quella che era stata pensata illusione.” (La Provincia di Bolzano, martedì 28 febbraio 1939, recensione al concerto del Quartetto Poltronieri nella Sala Dante)
“Il pubblico (a proposito, ma dove abbiamo avuto ieri sera la riprova della graziosa intelligenza del nostro pubblico: vogliamo proprio sopportare l’onta di sentir ripetere che il pubblico di Bolzano è pubblico d'operetta?) il pubblico, dicevamo, fu come soggiogato dal fascino dell'esecuzione e acclamò fragorosamente e ripetutamente il chiudersi di ogni brano.” (La Provincia di Bolzano, sabato 8 febbraio 1941, recensione al concerto del Trio De Rosa - Zanettovic- Lana alla Camerata del Littorio]


6. Galleria di musicisti locali

Nelle cronache musicale firmate da Barblan sfilano come in un’ideale galleria i musicisti protagonisti della vita musicale cittadina degli Anni Trenta e dei primi Anni Quaranta del XX secolo. Alcuni di loro saranno protagonisti anche della fase di rinascita delle istituzioni musicali nel secondo dopoguerra e la penna del Barblan li sorprende nei loro esordi sulla scena musicale locale.
Nella recensione al settimanale concerto sinfonico trasmesso dalla sede di Radio Bolzano, Barblan tracciò un ritratto del direttore dell’orchestra dell’Eiar, il maestro Fernando Limenta (1877-1948) subentrato all’inizio del 1931 al maestro Mario Sette (1891-1981) che aveva retto la direzione dell’orchestra dalla fine del 1929 a tutto il 1930. La prosa del Barblan ‘fotografa’ Limenta nel suo gesto direttoriale e lascia intravvedere le linee guida che presiedevano la compilazione dei programmi sinfonici. “Nel settimanale concerto sinfonico svoltosi ieri sera alla Radio Bolzano abbiamo avuto agio di conoscere una piccola concertista di violino, Giuliana Donati, che ci ha rivelato le proprie non comuni doti strumentistiche e musicali. […] Nel programma che si apriva con la Settima sinfonia di Beethoven, era compresa anche una novità per il nostro pubblico radiofonico: la Fuga per nove violini di Dubenski. Non conoscevamo questo moderno autore, ma siamo stati ben felici di ascoltare una composizione di un musicista vivente che vuol essere più di un semplice tentativo ed il frutto di ardite ricerche […] Il poema sinfonico “Preludes” di Liszt chiudeva il concerto, e nella poderosa composizione vibrante di calore e di impeto, la disciplinata massa orchestrale trasportata dalla efficace bacchetta del maestro Limenta, seppe rendere con equilibrata effusione tutta la varia poesia di quelle palpitanti immagini.” (La Provincia di Bolzano, mercoledì 24 gennaio 1934). Dopo il 25 aprile 1945 Limenta fu accusato di collaborazionismo e condannato nell’agosto del 1945 a 8 anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Cremona per la sua collaborazione al quotidiano fascista repubblichino di Crema dove si era trasferito a fine luglio del 1943 assumendo la direzione del locale Istituto musicale “Folcioni”. Si difese sostenendo che i suoi articoli trattavano di letteratura e musica. “Fernando Limenta riacquistò la libertà dopo alcuni mesi di detenzione e riprese la direzione del “Folcioni”, incarico che tenne sino a pochi giorni dalla morte” (Waldimaro Fiorentino, L’orchestra E.I.A.R. di Bolzano e…Benito Mussolini, Edizioni Catinaccio, Bolzano 1997, p. 39)
Il violinista Leo Petroni (1903-1975), giovane concertista di fama internazionale, divenne docente del Liceo Musicale “G. Rossini” fin dall’anno della sua istituzione nel 1927 sulle ceneri della precedente Scuola civica di Musica gestita fin dal 1855 dal Musikverein: “ritenuto che nell’organico del Liceo Musicale è previsto un posto per l’insegnamento del violino e della viola, e che il posto medesimo è attualmente vacante [al precedente docente di violino Robert Köstler era stato infatti notificato con lettera datata 21 ottobre 1927 che non gli sarebbe stato rinnovato l’incarico che mantenne fino al 7 novembre]; ritenuto che il Prof. Leo Petroni, valente insegnate di violino, ha dichiarato di accettare il detto insegnamento alle condizioni dei regolamenti vigenti per il detto Liceo ed a quelle qui espresso indicate; delibera: l’insegnamento del violino e della viola nel Liceo Musicale “Rossini” è affidato, a cominciare dal 1° Novembre corrente e per tutta la durata dell’anno scolastico in corso, al Maestro Leo Petroni […] Il detto insegnante avrà obbligo di prestarsi, oltre che per i saggi annuali degli allievi del Liceo Musicale, per due concerti artistici che fossero, a richiesta del Podestà, organizzati dal Direttore del Liceo stesso; al detto insegnante saranno concessi ogni anno 15 giorni di permesso per partecipare a concerti fuori Bolzano, in modo però da non turbare l’andamento delle lezioni e purché ne faccia tempestiva richiesta al Direttore del Liceo.“ (Delibera del Podestà del 5 novembre 1927, protocollo No. 8925). Leo Petroni fu ‘presentato’ al pubblico cittadino nel concerto inaugurale della stagione concertistica 1927/1928 della Società Filarmonica che si tenne nella Sala del Museo martedì 22 novembre 1927. Accompagnato dal pianista Enzo Calace, Petroni eseguì brani di Bach, Tartini, Mozart, Sarasate, Paganini e “Scherzando” di Mario Mascagni. Petroni si esibì più volte a Bolzano nel corso degli Anni Trenta fino al 1937 e intensa fu anche la sua presenza sulle frequenze di Radio Bolzano. Il critico Barblan si occupò di lui ancora all’inizio della sua collaborazione con la testata quotidiana de La provincia di Bolzano recensendo il concerto tenuto dal violinista giovedì 16 febbraio del 1933 nella sala del Museo: “Il successo che ha arriso al programma [musiche di J. S. Bach] lo si è dovuto soprattutto alle esecuzioni veramente notevoli che il violinista Leo Petroni ha saputo offrirci della “Ciaccona” per violino solo e del Concerto in la minore per violino e orchestra. Il Petroni invero ha saputo rendere attraverso la purezza del suono e la perfezione del suo arco e della mano sinistra lo spirito profondo e complesso di queste opere, assurgendo in alcuni momenti a felicissima penetrazione del pensiero dell’autore.” (La Provincia di Bolzano, venerdì 17 febbraio 1933). Nell’immediato secondo dopoguerra Petroni fu uno dei primi concertisti a ripresentarsi sulla scena musicale locale. A fine agosto del 1945, accompagnato dalla pianista Luise von Walther, Petroni tenne alcuni concerti nella Pensione Latemar di Soprabolzano, nella Sala A.M.G. (Allied Miltary Governement, aula magna dell’Istituto tecnico “C. Battisti” di Bolzano) e all’inizio di settembre Radio Bolzano trasmise un suo concerto. Petroni, reintegrato nella cattedra di violino del Conservatorio “C. Monteverdi” che mantenne fino agli inizi degli anni Settanta, fu invitato più volte dalla Società dei Concerti/Konzertverein accompagnato dal pianista tedesco Helmuth Hidegheti con il quale formava un duo stabile fin dal 1936: il 18 dicembre 1956, il 16 dicembre 1960, il 29 marzo 1966, il 18, 24 e 31 ottobre 1968 (integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven) e il 31 ottobre 1972. La sua scheda biografica stampata nel programma di sala del concerto del 29 marzo 1966 ci restituisce la parabola di un artista di statura internazionale: “nato nell'Isola d'Elba, si è diplomato a Pesaro sotto Remy Principe e si è perfezionato con Carl Flesch. Nel 1927 venne chiamato a Bolzano per la cattedra di violino. Iniziò poi in Europa una vasta attività solistica, per cui si trasferì più tardi a Berlino dedicandosi esclusivamente ai concerti. Quivi svolse una serie di concerti ciclici che abbracciavano tutto il repertorio della Sonata, e fondò inoltre il «Trio Italo-Tedesco» con Paul Grümmer, violoncellista del quartetto Busch, e col pianista Germano Arnaldi. Contemporaneamente suonò con le maggiori orchestre d'Europa e fece conoscere il concerto di Zandonai e quello di Casella in Germania e Scandinavia. Fu chiamato poi dalla Università di Cordoba in Argentina per fondare un quartetto stabile e per la direzione della Musica da Camera e del Corso Superiore di violino; svolse inoltre intensa attività come solista in tutto il Sudamerica. Ritornato in Europa, la Società internazionale di musica di Zurigo gli affidò corsi di perfezionamento; ultimamente ha tenuto un ciclo sui capolavori della Sonata a Monaco in quella Accademia Superiore di Musica. La casa Ricordi ha stampato molte sue trascrizioni per violino. È tuttora insegnante di violino presso il Conservatorio «C. Monteverdi».
Marcella Chesi (Levico 18.02.1901 – Milano 21.02.1998) fu nominata docente titolare della seconda classe di pianoforte del Liceo Musicale “G. Rossini” con Delibera del Podestà n. 442 del 19 gennaio 1929. L’Ispettore ministeriale Giulio Pasquali (1884-1965, violista) aveva inviato al Podestà di Bolzano in data 26 luglio 1928 copia della relazione inviata al Ministero relativa all’ispezione da lui effettuata al termine del primo anno scolastico 1927/1928 del neonato Liceo Musicale “G. Rossini” in cui sottolineava la necessità di istituire due classi distinte di pianoforte e di organo di cui era titolare il maestro Alois Kofler (1877 – 1965) il quale era affiancato da due insegnanti provvisorie di pianoforte: Carmela Tos e Marcella Chesi. Il Podestà affidò a quest’ultima la titolarità della classe di pianoforte di nuova istituzione in ragione delle sue doti artistiche e didattiche, rilevate anche dall’Ispettore Ministeriale Giulio Pasquali, oltre ad essere “un ottimo elemento anche dal punto di vista nazionale, poiché è una delle più benemerite fondatrici della organizzazione femminile fascista [Giovani Italiane] della nostra Provincia.” La pianista trentina, diplomata con il massimo dei voti al Regio Conservatorio di Parma, era nota e apprezzata dal pubblico bolzanino fin dal suo primo concerto tenuto nella Sala del Museo Civico martedì 25 marzo 1924 assieme ai componenti del Trio roveretano Oliviero Bianchi violino e Germano Mazza violoncello e ancora il 1° aprile del 1927 sempre nella sala del Museo Civico in cui fece risuonare per la prima volta a Bolzano una composizione di Busoni a pochi anni dalla sua scomparsa: la celebre trascrizione pianistica della Ciaccona di Bach. Marcella Chesi mantenne la cattedra di pianoforte al Liceo Musicale “G. Rossini”, poi Conservatorio “C. Monteverdi”, fino al suo trasferimento al Conservatorio di Milano agli inizi del 1951 e fra i suoi allievi figurano il maestro Andrea Mascagni e la pianista Maria Cristina Mohovic. L’attività concertistica della pianista Marcella Chesi, che vantava un ampio repertorio sia solistico, che cameristico e orchestrale, è documentata lungo tutto il corso degli anni Trenta e Quaranta sia nelle sale di musica della città che dalle frequenze di Radio Bolzano. Barblan lodò la “superba prova delle sue rare qualità pianistiche inquadrate da una salda preparazione stilistica” nel concerto del 3 marzo 1933 tenutosi nella sala del Museo in cui accompagnò il violinista Leo Petroni nella Sonata di C. Franck. (La Provincia di Bolzano, sabato 4 marzo 1933). Con Barblan e Petroni costituì nel marzo del 1933 un Trio che nell’unico concerto che tenne, sabato 18 marzo 1933 nella Sala del Museo Civico, ebbe il merito di eseguire in prima bolzanina il Trio in la composto nel 1925 da Ildebrando Pizzetti. Il 30 ottobre 1941 si unì in matrimonio a Trento con Guglielmo Barblan.

Nel corso del 1926 la scuola di musica del Musikverein di Bolzano entrò in una crisi istituzionale irreversibile che si risolse il 12 agosto del 1927 con un accordo stipulato fra il commissario prefettizio Alfonso Limongelli e i vertici del Musikverein, che stabiliva la cessione al Comune della scuola di musica e la sua trasformazione in Civico Liceo Musicale “Gioacchino Rossini”. A fine agosto 1927 fu chiamato il maestro Mario Mascagni (San Miniato, Pisa 1882 – Bolzano 1948), allora direttore del Liceo Musicale “J. Tomadini” di Udine, a dirigere la nuova istituzione bolzanina che nel giro di poco più di dieci anni fu elevata al rango di Conservatorio di Stato e che guidò anche nei difficili anni dell’immediato secondo dopoguerra fino alla sua improvvisa morte nel febbraio del 1948. Della poliedrica figura di Mario Mascagni la penna del Barblan ci restituisce tre aspetti fondamentali della sua attività musicale: alla guida dell’orchestra del Liceo Musicale e dell’orchestra del Teatro “Verdi” e come compositore.
“Una vera festa d'arte, di armonia e di giovinezza quella offertaci ieri sera da una salda schiera di esecutori in erba, che a fianco dei professori del Liceo Musicate «G. Rossini», sotto la robusta e fervida direzione del maestro Mario Mascagni, ha suonato con vigoria e slancio, destando un autentico entusiasmo nel pubblico che gremiva inverosimilmente il salone della Casa della G.I.L. […] Travolgente in un empito di sincera e calda passionalità è invece il brano di [Mario] Mascagni, che l'autore ha intitolato «Anima inquieta»: lavoro che nella sua semplicità schematica, assume proporzioni ampie e forti per il significativo calore dei temi rivelanti un'anima profondamente italiana, che sa abbandonarsi alla più sincera espressione. In un respiro vasto e melodico affiora la cantabilità lirica che raggiunge toccanti accenti di vigoroso sentire. Queste due pagine ottennero il più incondizionato successo e del brano di Mascagni fu richiesta insistentemente la replica.” (La Provincia di Bolzano, giovedì 9 giugno 1938)

“Dopo tanti anni di attesa, Iris è giunta finalmente sulle scene del nostro Verdi, e siamo lieti di constatare come vi sia giunta nelle migliori condizioni. In una veste musicale e scenica cioè che, nei limiti consentiti da un teatro di capacità non vastissime, ha saputo rendere con chiarezza la struttura e le intenzioni del magistrale spartito mascagnano. Con l'affidare la direzione dell'opera al maestro Mario Mascagni, la Deputazione Teatrale ha contribuito validamente a che l'opera venisse presentata nella forma più fedele alla volontà dell'autore. Cugino ed allievo di Pietro Mascagni, il direttore del nostro Conservatorio di Musica ha di tali opere nutrito fin da studente la propria sensibilità, sì che ogni particolarità della loro struttura si è trasfusa nella sua anima. Bastava ieri sera osservare la sicurezza e la vigoria del gesto direttoriale; ascoltare con quanta semplicità la massa orchestrale ubbidiva prontamente e compatta ad ogni minimo cenno, mentre sul palcoscenico si equilibrava il canto degli interpreti in una elastica fusione dell'assieme; sentire come in tutto quell'oscillante andamento ritmico, così caratteristico in quest' opera che sembra vivere attimo per attimo la vicenda, venisse musicalmente reso, per convincere come assai difficile ci riuscirebbe oggi trovare un altro direttore che con pari intelligenza e aderenza di spirito sapesse affrontare le difficoltà di questa travagliata partitura mascagnana. (La Provincia di Bolzano, sabato 12 ottobre 1940).

Fra i brani dedicati allo strumento solista, particolare impressione ha suscitato la «Improvvisazione» per pianoforte, di Mario Mascagni, pagina che determina nella produzione del direttore del nostro Conservatorio di Musica un atteggiamento raro e imprevisto. Abbandonando infatti il mondo lirico nel quale egli aveva finora agitato la sua fantasia, il Mascagni ha decisamente preferito questa volta un sommario accostamento a certi atteggiamenti spregiudicati che hanno alimentato l'affermarsi di non poche musiche moderne. È così riuscito ad architettare un pezzo che, come dal titolo, segna il bizzarro scapricciarsi di un estroso improvvisare, che però nella logica della struttura svela la straordinaria abilita costruttiva dell'autore. […] La pianista Marcella Chesi dette ancora una superba prova del suo spirito musicale e delle ampie possibilità tecniche nell’ardua composizione di Mascagni. (La Provincia di Bolzano, mercoledì 16 ottobre 1940).

Di Andrea Mascagni (1917-2004), figlio di Mario, Barblan recensì gli esordi come compositore e la sua vivace attività in senso all’associazionismo musicale del tempo.
“Sopra temi semplici, decisi e freschi, ed anche di pretto sapore strumentale, si annuncia la sonata in due tempi per violino e piano di Andrea Mascagni, il “ragazzino” della schiera, essendo appena ventenne. Qui si marcia con schietta naturalezza, senza compromessi e senza doppi sensi. Efficacia e facilità d’eloquio, ben ingranato nella struttura del pezzo; logicità nella condotta, ed il discorso musicale che si snoda con piacevole vivacità.” (La Provincia di Bolzano, “La rassegna di musica contemporanea alla sala “Dante”, giovedì 26 maggio 1938)
“Il programma comprendeva una composizione in primissima esecuzione: il «quartetto in re» di Andrea Mascagni. Un compositore che a vent’anni affronti la difficoltà di un quartetto, di un’opera cioè dove il logico equilibrio di un dialogo a quattro parti richiede di continuo il sussidio di risorse che solo la matura esperienza può offrire, non è caso troppo frequente. Il quartetto rientra in quasi tutti i musicisti, nella cronaca della maturità. Il giovanissimo Mascagni che il nostro pubblico ha già conosciuto come compositore e come direttore, si è cimentato serenamente e con ottima preparazione in questo genere di composizione, scrivendo alcune pagine che solo da una semplice audizione vogliono essere più che la classica promessa. Il “quartetto in re” è saldamente costruito nei suoi tre tempi, ben disegnati nella evidenza della sua ossatura e meglio condotto nei suoi sviluppi, con una simpatica e spontanea facilità di elogio [eloquio] che ci sembra costituire uno dei singolari privilegi della natura musicale del giovane maestro. Il discorso musicale corre con limpide chiarezze ravvivato da due elementi di colore che ci piace segnalare particolarmente, la spontaneità di una gustosa sensibilità armonica, e la felice ricerca di effetti strumentali che creano, nello stendersi della composizione, momenti di somma efficacia. Fra i tre tempi quello che riscosse i consensi più vivi fu l’”adagio” ma gli applausi più calorosi salutarono con vera simpatia questa interessate primizia. (La Provincia di Bolzano, Il successo del concerto del Quartetto Poltronieri, martedì 13 febbraio 1940).

Sul finire degli anni Trenta il corpo docente del Liceo musicale “G. Rossini” si arricchì di due personalità musicali che segnarono profondamente la vita musicale bolzanina dal secondo dopoguerra in poi e che diedero vita, assieme al violoncellista Antonio Valisi e successivamente Sante Amadori, ad una formazione cameristica che guadagnò notorietà internazionale: il Trio di Bolzano.
“Ieri sera un pubblico elettissimo che stipava la sala della «Dante», ha rivolto al giovane violinista Giannino Carpi (1912-1987) un'accoglienza veramente entusiastica, dando così la più ampia dimostrazione di valutare appieno le doti di eccezione che distinguono questo forte strumentista italiano. […] Il violinista Carpi era già nota conoscenza della nostra sala da concerto: la scorsa stagione infatti avemmo agio di apprezzarlo quale eccellente quartettista in occasione del concerto del «Quartetto Poltronieri» La sua odierna apparizione quale solista coincide poi con la sua nomina a docente di violino nel nostro Conservatorio di musica, sicché quello di ieri sera può considerarsi come il suo ingresso ufficiale nella famiglia dei musicisti bolzanesi. […] Se il pubblico di ieri sera rivolse le più incondizionate manifestazioni d'entusiastica simpatia al Carpi, bisogna confessare che l’esecutore offerse una tal messe di bellezze, vivificate da un continuo sciorinare di doti naturali, tali da giustificare il ripetersi degli applausi che provocarono anche una non breve serie di numeri fuori programma. Fra la schiera dei più agguerriti rappresentanti del violino, il Carpi può occupare, con diritto, un posto eminente: la sua natura è così intimamente legata allo strumento, da trasfondersi tutta nel fenomeno sonoro, in una ricchezza di effetti e di colori da destare stupore. La sua maturazione tecnica raggiunge le vette più ardite, negli slanci acrobatici della mano sinistra, cui non viene mai meno il perfetto controllo dell'intonazione, e nel più arrischiato gioco dell’arco, che riversa nelle pagine musicali tutta una gamma di colorazioni vivacissime. La varietà, la sicurezza, la spontaneità dei colpi d'arco è infatti sorprendente. […] Fra queste musiche ve ne erano alcune che si ascoltavano per la prima volta, come il concerto in re maggiore di Busoni che riuscì più convincente come espressione di virtuosismo strumentale, che come composizione organicamente concepita e costruita. Il successo della serata fu legittimamente condiviso con la eccellente, collaboratrice pianistica, signora Gabriella Bernasconi, che del Carpi è anche compagna di vita. (La Provincia di Bolzano, “Il grande successo del concerto Carpi alla sala della “Dante”, giovedì 9 novembre 1939)
“Il concerto di un giovanissimo pianista [Nunzio Montanari, 1915-1993] che di recente è venuto ad aggiungersi alla già agguerrita schiera dei docenti del nostro Conservatorio. […] fin dal principio ci siamo convinti di trovarci di fronte ad un rappresentante di quella schiera di esecutori, che purtroppo non è la più numerosa, per i quali il concerto non costituisce affatto un paio d'ore di luminosa esibizione di sorprese sonore conquistate a prezzo di diuturno e aspro sacrificio, ma piuttosto un colloquio che a momenti esplode nei più violenti impeti d'entusiasmo, a momenti e sommessamente mormorato quasi a fior di labbra, ma nel quale, veramente sovrana, domina la parola «musica” e non la meschina ambizione di far bella mostra di sé stesso. […] Già dalla scelta del programma le intenzioni del concertista apparivano chiare: il classicismo era presente due Sonate di Scarlatti, il concerto italiano di Bach, le 32 variazioni di Beethoven; il romanticismo nei due studi, lo scherzo in si bemolle, due mazurche e la polacca in la bemolle di Chopin: i moderni con pagine di Casella, Debussy e Strawinsky. […] È questa la riprova che ci siamo trovati di fronte ad un vero interprete che nei segni del pentagramma si sforza di decifrare l'anima ed il pensiero dell'autore ancor prima di quella che potrà essere la materiale esigenza tecnica: e ci sembra questo la più ambita considerazione che si possa fare su un esecutore che avendo da poco passato i vent’anni, ha già affrontato prove del più alto significato. (La Provincia di Bolzano, “Il concerto Montanari alla sala della “Dante”, giovedì 23 novembre 1939).