Contrappunti

Questo spazio è a disposizione per realizzare interviste, per ascoltare opinioni e proporre dibattiti su temi “musicali”, ovvero sulla didattica, sul ruolo sociale dei docenti, sui finanziamenti provinciali, sui rapporti tra istituzioni educative, sulla musica popolare dell'arco alpino, e quanto di comune interesse.

I contributi saranno a firma dei docenti della Scuola di Musica, ma anche gli allievi della Scuola di musica sono invitati a proporre dei loro scritti. I pezzi vanno inviati a Mauro Franceschi, curatore della rubrica, all'indirizzo: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.

Gugliemo Barblan (Siena 1908 - Milano 1978): un critico per tutte le stagioni. Parte ottava

La critica musicale durante il regime fascista e nell’immediato secondo dopoguerra sulle colonne dei quotidiani "La provincia di Bolzano" e "Alto Adige". Di Giuliano Tonini.

Alfredo Sangiorgi
Alfredo Sangiorgi

12. Musicisti che vengono, musicisti che se ne vanno…

Nelle cronache musicali del secondo dopoguerra di Barblan ritroviamo nomi di musicisti già protagonisti della vita musicale locale nell’anteguerra e ora nuovamente al centro della scena musicale locale come quelli dei pianisti Nunzio Montanari e del giovane Bruno Mezzena (“Questo giovane esecutore è una simpatica conoscenza del nostro pubblico che ebbe già agio di apprezzare le qualità naturali e la seria preparazione allorché terminava gli studi presso il nostro Conservatorio. Oggi egli appare maggiormente maturato nell’approfondimento musicale e nella forbitezza tecnica sì che del tutto giustificata è stata l’affettuosa accoglienza che l’attento uditorio gli ha riservato in questa sua ultima apparizione. Il suo modo di eseguire anche se riflettendo il suo temperamento, non si illumina di vigorosi scatti o di brillanti contrasti fonici mantenendosi precipuamente in zone intermedie, risulta pervaso di una morbidezza tenera e cordiale che riesce convincente e piacevole. La pastosità del tocco è poi confortata da una lineare correttezza e da un fine e soffice uso del pedale che palesa la delicata musicalità del Mezzena.” (Alto Adige, domenica 18 gennaio 1948), dei violinisti Leo Petroni e Giannino Carpi.

In scena entrarono anche nuove figure di musicisti come quella del docente di composizione del Conservatorio “C. Monteverdi”, Alfredo Sangiorgi (Catania 1894 – Merano 1962), compositore di spicco del panorama musicale italiano del secondo dopoguerra, il quale si vantava a ragione di essere stato “l'unico musicista italiano che possa dichiararsi allievo personale di Schönberg”.

Del maestro Sangiorgi vennero eseguite diverse partiture di cui il critico Barblan ebbe a occuparsi a più riprese. “Il Rondò burlesco [per pianoforte] del m.o Sangiorgi, lavoro che, pur nelle sue limitate proporzioni, attesta una scrittura disinvolta e fluida dettata da maturata dottrina” (Alto Adige, 10 ottobre 1946)
“Di singolare interesse sono risultate due liriche del nostro Sangiorgi “L’orfano” e soprattutto “Geologia”: lavori concepiti secondo i postulati del sistema dodecafonico, tendenti più alla obiettiva chiarezza strutturale che ad una individuale espressione melodica. (Alto Adige, “Il soprano Stix alla Società dei concerti”, mercoledì 7 maggio 1947)
Il nostro Sangiorgi, con un delicato Tempo di Sonata per quartetto melodicamente sentito e linearmente espresso in chiarezza impeccabile […] è stato particolarmente festeggiato e accolto sul podio da applausi insistenti.” (Alto Adige, “Il complesso strumentale di Bolzano al Conservatorio”, sabato 18 marzo 1950)

La penna del Barblan non tenne a battesimo il Trio di Bolzano che si presentò per la prima volta al pubblico lunedì 1° luglio 1946 nella sala del Palazzo Ducale, in quanto non ancora rientrato a Bolzano nella sua veste di docente di storia della musica al Conservatorio che avrebbe riaperto i suoi battenti solo con l’autunno del 1946, ma intercettò tutti i successivi concerti bolzanini del complesso strumentale formato da docenti del Conservatorio: Nunzio Montanari, pianoforte, Giannino Carpi, violino e Antonio Valisi, violoncello (poi sostituito da Sante Amadori): “Una sorpresa ci ha riservato l'annunciato concerto del Trio di Bolzano che si è svolto ieri sera nella sala dell'ANPI, una sorpresa che non ci è affatto riuscita sgradita; vale a dire il totale cambiamento di rotta nello svolgimento del programma. Infatti, dato che i valorosi artisti erano stati pregati di prestare la loro opera per uno scopo benefico e che l'invito faceva prevedere un largo afflusso d'un pubblico d'occasione, non dei meglio iniziati al severo mondo dei suoni, si era provveduto a mettere insieme un programma costellato dei brani del più diffuso repertorio scolastico di bravura: così infatti suonava l'annuncio fatto domenica da queste colonne. Ma venuta a mancare totalmente, o quasi, la premessa circa la composizione del pubblico, essendosi al contrario radunata ieri sera nella gelida sala dell'ANPI una ristretta folla di musicisti e di appassionati, il trio di Bolzano ha eliminato le varie moresche ed i patetici notturni per offrire una valida ed efficace dimostrazione della propria maturità di preparazione, attraverso la Sinfonia a tre (nella rielaborazione del maestro Montanari) di Stradella, il Trio in do minore di Brahms ed il trio in re minore di Mendelssohn. […] non ostante le difficoltà "ambientali", fra cui la prima è stata il freddo, essi hanno varato esecuzioni piene di caldo vigore, di appassionata espressività e di raffinate dolcezze, particolarmente nelle difficoltose pagine di Brahms.” (Alto Adige, martedì 17 dicembre 1946)

Ai suoi primi passi sulla scena musicale locale l’organista, direttrice di cori, docente di storia della musica e poi direttrice del Conservatorio “C. Monteverdi”, Johanna Blum è recensita da Barblan in occasione di un concerto corale da lei diretto: “Nella sala dell'istituto tecnico industriale ha avuto luogo giovedì sera un concerto del coro dei bambini diretto dalla signorina Giovanna Blum. Si tratta di un bel numero di bambini delle scuole cittadine che la Blum, insegnante di canto nelle scuole medie, ha pazientemente e diligentemente istruito raggiungendo un notevole livello di coesione, di disciplina ritmica e di intonazione. Ben preparati nella esecuzione del vario programma i bambini hanno svolto in una prima parte una serie di «lieder» a più voci, alcuni dei quali con accompagnamento orchestrale, e nella seconda parte hanno presentato una cantata per tenore, coro e orchestra di Bresgen, il cui argomento è tratta da una favola di Grimm, dal titolo «Lumpengesindel», che ha ottenuto rilievi di piacevole effetto. (Alto Adige, sabato 22 maggio 1948)

Il maestro Cesare Nordio (1891-1977) subentrato nel 1948 alla direzione del Conservatorio al defunto maestro Mario Mascagni, oltre ad essere un valente direttore d’orchestra era anche un apprezzato compositore, allievo di Max Reger al Conservatorio di Lipsia: “Fra le altre pagine comprese nel programma figurava in prima esecuzione a Bolzano, il Poema per violino e piano [1934] di Cesare Nordio, il maestro che da un anno presiede alle sorti artistiche del nostro Conservatorio di Musica e che gode di una larga notorietà anche per la sua attività di compositore. Il Poema, è pagina di densa e convinta musicalità, sorretta da fervida fantasia e da suasivo sapore rapsodico: la drammaticità di una tematica declamatoria circola costantemente ispirata in tutta la composizione che ha ottenuto caloroso accoglimento nella vibrante interpretazione del Brengola.” (Alto Adige, “Il violinista Brengola alla Società dei concerti”, martedì 15 marzo 1949)

A Cesare Nordio si deve il brand musicale che ha dato notorietà internazionale alla città di Bolzano: l’indizione nel 1949 di un concorso pianistico internazionale una tantum per onorare i 25 anni dalla morte del grande pianista e compositore Ferruccio Busoni. Barblan seguì le varie fasi del concorso sulle colonne del quotidiano Alto Adige: “A Bolzano è accaduto questo: che nel periodo in cui la musica abitualmente tace, si accendesse e nella sala e nei corridoi del Conservatorio "C. Monteverdi" un tale fervore di vita musicale da richiamare in codesto ambiente i virtuosi del pianoforte di fama mondiale, fresche energie pianistiche di tutta Europa, a cui s'è fatta d'intorno la folla degli appassionati cittadini assieme a molti convenuti fra noi in occasione della Fiera. Per l'occasione che ha richiamato tanta attenzione anche dei grandi centri artistici sulla nostra città, il Conservatorio ha fatto le sue ultime pulizie: il salone dei concerti ha riparato lodevolmente agli iniziali difetti di acustica e l'ingresso dell'edificio ha assunto quel tono di raccoglimento quasi mistico che tanto si addice ad un tempio della musica, in seguito della messa a punto del suggestivo chiostro gotico. […] Che "rendez-vous" d'eccezione che dava tono e mordente alle piccole aspirazioni di un determinato ceto. Il fatto curioso è che dopo i primi assaggi con gli atleti della tastiera, questo pubblico contegnoso e sentenzioso, si è dato per la gran parte almeno, a trinciar giudizi sui candidati che affrontavano sulla pedana il terribile giudizio di Dio: improvvisandosi e musicisti e critici con una sicurezza che ha agghiacciato i pochi competenti ad esso frammischiati. Sembra che su di esso incombesse la responsabilità della sentenza e non sui tecnici di conclamato valore della giuria, che all'opposto sono apparsi sempre cautamente compresi dell'estrema difficoltà del giudicare. Naturalmente la domanda che circola sulla bocca di tutti è chi sarà il vincitore del Premio Busoni? Alla quale fa eco l'altra domanda, quella degli ascoltatori meno incauti, ci sarà il vincitore del Premio Busoni?” (Alto Adige, venerdì 23 settembre 1949).

La prestigiosa giuria, in cui sedeva il gotha pianistico internazionale, non assegnò il primo premio (il quarto premio, offerto dalla «Società dei Concerti di Bolzano», andò all’allora sconosciuto Alfred Brendel) e così il concorso venne riproposto anche negli anni successivi e quando nel 1952 venne finalmente assegnato al pianista italiano Sergio Perticaroli la manifestazione si era guadagnato un tale prestigio internazionale che si decise di renderla un appuntamento annuale stabile.

12.1 Un addio

“Ieri mattina alle ore 2 in seguito ad un attacco di «angina pectoris» è morto nella sua abitazione di via Giovane Italia [via Talvera] il maestro Mario Mascagni, direttore del nostro conservatorio di musica «C. Monteverdi». […] Con Mario Mascagni scompare non solo la più spiccata natura musicale della regione, non solo il direttore di uno dei dodici conservatori di Stato italiani, quel conservatorio che egli ideò, fondò e portò a vita gloriosa in venti anni di inesausto lavoro, ma anche una delle personalità più in vista della città per vivacità d'intelletto, per volontà realizzativa, per fervore d'entusiasmo, per integrità di sentimenti.” (Alto Adige, “Scompare un pioniere dello spirito musicale. La morte del maestro Mario Mascagni”, domenica 15 febbraio 1948)

12.2 ….e un amarcord

“Ai primi di ottobre, nel corso della autunnale stagione sinfonica, Carlo Maria Giulini saliva per la prima volta, sereno e fiducioso, l'ambito podio del Teatro alla Scala: da quella sera, degna di ricordo non solo per il nostro giovane direttore ma anche per l'immenso pubblico che gli decretò un successo fuori del comune, il Giulini ha già diretto la superba orchestra scaligera in vari altri concerti sia a Milano che fuori. […] Ho detto che il nostro Giulini ha simbolicamente festeggiato, col battesimo scaligero, il decennale della sua esperienza di direttore. Vorrei aggiungere – e non senza un pizzico di personale soddisfazione – che egli è giunto alla Scala con quello stesso talismano di cui si era servito in quel lontano suo albore artistico, tenutosi a Bolzano. Questo talismano si chiama Bonporti: l'autore che allora avevo appena tratto dall'oblio secolare, e di cui stavo appunto attendendo un'occasione per ascoltarne l'esecuzione. Il nome Bonporti deriva chiaramente da Bonus Portus; e come tutte le persone infelicissime in vita, anche il vecchio sacerdote trentino (assurto oggi, due secoli dopo la morte, a luminosa gloria) non manca di portare la migliore fortuna a quanti di lui si sono occupati con spirito di amore e sincerità, d'ammirazione. Ricordo benissimo qui a Bolzano, in una sala del vecchio Conservatorio in via Vintola, il paziente Carlo Maria, di fresco diplomato a Roma, tentare con ogni mezzo di equilibrare alla meglio la sonorità di una ben sparuta pattuglietta di violini, viole e violoncelli; mentre io me ne stavo raccolto in un angolo, assai commosso nel sentire ritornare a vita quelle note sepolte da secoli. E ricordo l'emozione provata all’esecuzione del Bonporti nella sala della Dante Alighieri, in piazza Walther, che vedeva, quella sera, sorgere un nuovo insigne direttore italiano e assisteva al primo passo di una rivendicazione storica cui doveva arridere una insolita fortuna. Quella lontana sera abbiamo rievocato Carlo Maria Giulini ed io, divenuti entrambi milanesi, mentre nella mirabile cornice scaligera, si spegneva l'eco degli ultimi applausi che avevano trionfalmente salutato la appassionata interpretazione della seconda sinfonia di Brahms a conclusione di un programma che si era appunto aperto nel nome di Bonporti. (Alto Adige, “Taccuino musicale. Carlo Maria Giulini al teatro alla Scala”, 25 novembre 1951)

13. Un trio di prestigiosi pianisti e due formazioni cameristiche leader

Venerdì 12 marzo 1948 la Società dei concerti/Konzertverein ospitò il ‘decano’ dei pianisti del tempo, il francese Alfred Cortot (1877-1962): “Alfred Cortot due sere or sono di fronte al pubblico della nostra Società dei concerti che stipava in ogni limite possibile la sala del Sociale, ha espressa in maniera sublime attraverso la tastiera del pianoforte la vita e la poesia del mondo musicale romantico. Paesaggi ideali illuminati e ravvivati costantemente dalla pienezza di incantevoli immagini. Alfred Cortot ha 71 anni: e cosa significa ciò? Potrebbero essere di meno come di più. L'età ha valore, e ce ne rincresce, per le belle signore e per gli acrobati; ma lo «charme» di Cortot non deriva da un superficiale adornamento di passeggere lusinghe come la bellezza muliebre, e la virtù non ha mai poggiato sull'epidermico gioco della frivola agilità. Tutto ciò che egli raggiunge negli sconfinati domini della musica, quello di sublime che egli attinge al palpito dell'animo universale, nasce dall'intelletto e dallo spirito, dalla fantasia e dalla sensibilità: cose che, per bontà divina, non invecchiano; ma che anzi negli esseri eletti si arricchiscono col volgere degli anni di sempre più acute esperienze e di più preziosi tesori di partecipare al prossimo.
Cortot ha imperniato il suo programma sui due maggiori alfieri del romanticismo pianistico, Chopin e Schumann […] Ma dove l'interprete ha raggiunto momenti che rimarranno indelebili nel cuore di chi li ha vissuti, è stato nella «sonata in si bemolle minore», dove lo scherzo e soprattutto la marcia funebre, con quel nascere dall'ombra per ingigantirsi nella schiacciante possanza dei magnifici crescendo e sbocciare infine nella malinconica liberazione della purissima melodia belliniana hanno toccato i vertici dell’energia evocatrice. Nei 13 quadretti delle «scene infantili» e nei 20 momenti del «Carneval» di Schumann, è stato un continuo spostarsi della fantasia nella cangiante atmosfera di immagini sonore che il genio scrisse e che l'interprete degnissimo seppe far rivivere in profondità d'intenti attraverso la smagliante colorazione di iridescenti sfaccettature, ora stagnanti nel trasognato, ora giocate con tocchi di raffinata eleganza, ora stagliate nella inesorabile decisione ritmica.” (Alto Adige, domenica 14 marzo 1948)

Edwin Fischer (1886-1960) tenne il suo recital bolzanino lunedì 25 aprile 1949 nella Sala dell’Istituto Tecnico Industriale: “Il concerto ha cominciato a prender quota con la Patetica di Beethoven ed ha raggiunto l'apice dell'incandescenza nella poderosa Fantasia in do maggiore, op. 17 di Schumann; nei numeri iniziali (Händel, Bach e Mozart) e in quelli conclusivi (Chopin), il massiccio pianista sembra trovarsi a disagio con un materiale troppo fragile o poeticamente rarefatto per la malcontenuta veemenza del suo temperamento. Fischer davanti al pianoforte appare quasi un titano che abbia vecchi conti da regolare e con lo strumento e con la musica che esegue: adunghiato dalla sua strapotente muscolatura, il povero autore sembra quasi venir stritolato da una morsa irresistibile; e guai se la tematica, la drammaticità degli sviluppi e l'ossatura della composizione non sono abbondevolmente corazzati per una simile stretta; c'è da vedere i mondi sonori ridotti in informe poltiglia. Quando però questo celebre e grande pianista si trova davanti a colossi come le due citate opere di Beethoven e Schumann, allora il rigoglio della sua personalità appare impegnata a fondo in una lotta senza quartiere, e puoi vedere la sua formidabile mascella assumere pose imperiose e puoi ascoltare lo scalpitare del suo piede sinistro, marcare gli eccessi di una volontà che non vuol cedere neppure di fronte ai limiti segnati dalle possibilità dello strumento. […] Non direi che l'entusiasmo del pubblico fosse travolgente come quello dell'illustre interprete; ma gli applausi furono sempre abbondanti e così le richieste di numeri fuori programma.” (Alto Adige, mercoledì 27 aprile 1949)

Il pianista Arturo Benedetti-Michelangeli (1920-1995) chiuse la terza stagione concertistica della Società dei Concerti/Konzertverein sabato 7 maggio 1949 nella nuova sala dei concerti del Conservatorio inaugurata pochi giorni prima: “Piuttosto desideriamo ricordare all'ospite illustre quanto Bolzano abbia sempre nel cuore i concerti che egli dal 1940 ad oggi ha svolto fra noi; e come l'entusiasmo travolgente col quale seppe accoglierlo allora, astro sorgente nel firmamento della somma arte interpretativa, sia oggi ancora più vivo e ardente perché oggi egli ci appare anche come l'ambasciatore nel mondo della nostra grande tradizione che, dopo Busoni, ha saputo donare un altro maestro che resterà, memorabile nella storia del pianoforte.” (Alto Adige, sabato 7 maggio 1949).
“Questo «di più», che va oltre la fedeltà alla nota scritta e al sapientissimo uso del pedale e al magistero del tocco nonché al connubio sempre vigilato fra intelligenza espressiva e privilegiato intuito; quel «di più» è il recondito verbo della pura contemplazione musicale che solo agli illuminati è concesso discovrire. […] Nel programma di ieri sera Benedetti-Michelangeli, per il pubblico della Società dei Concerti, nella nuova sala del Conservatorio di fresco inaugurata, ha svolto un programma commemorativo di Chopin nel primo centenario della morte. […] Dopo la «Fantasia» in fa minore ed il «Preludio» in do diesis opera postuma, la difficile «Sonata» op. 35, ha ottenuto rilievi drammatici nei tempi estremi mentre nella «Marcia funebre», che è certo la perla di questa composizione dove le angosce e gli eccessi di commozione offrono gli aspetti di un raggiungimento più psicologico che poetico, nella «Marcia funebre» dicevo, l'interprete ha raggiunto trasparenze tali che hanno fatto stare col fiato sospeso le cento e cento persone presenti.” (Alto Adige, domenica 8 maggio 1949)

Il Trio di Trieste rimise piede in città lunedì 10 marzo 1947 invitato nell’ambito della prima stagione concertistica della Società dei Concerti/Konzertverein e a distanza di sei anni dal loro ultimo recital bolzanino: “Ecco la musica come da tempo la desideriamo: la musica espressa per quello che di valore spirituale è in essa contenuto. Il pianista De Rosa, il violinista Zanettovich, il violoncellista Lana sono tre strumentisti d’eccezione, ognuno ha in sé la stoffa del solista di classe e il gusto del musicista che di tale nome è degno ciò che essi compiono è quasi rito religioso: nel loro accostamento alla musica c’è del fervore mistico, nel loro semplice ed essenziale esprimersi spira atmosfera ascetica. Quello che essi ci dicono attraverso il loro mondo sonoro non nasce dal senso ma è frutto dello spirito.” Sono parole che scrivemmo da queste colonne [recte La Provincia di Bolzano] sette anni or sono [recte venerdì 7 febbraio 1941. Barblan si confonde in quanto il primo concerto tenuto a Bolzano dal Trio di Trieste fu venerdì 26 gennaio 1940], quando ad iniziativa di un’associazione studentesca locale [Gioventù Universitaria Fascista], il “Trio di Trieste” si presentò fra di noi non preceduto da fama di alcuna sorta ma nella timida attesa di giovani che dopo un duro periodo di raccolta preparazione, saggiano le reazioni del contatto col pubblico. Era quello infatti uno dei primi concerti che il trio si era procurato ed a noi non fu difficile profetizzare lo splendido meriggio di quella luminosa alba. Oggi che l’ancor giovane “Trio di Trieste” ritorna tra noi circonfuso di una gloria che lo ha posto fra i più reputati complessi da camera europei, non possiamo che confermare quanto allora scrivemmo sottolineare il fatto che i tre strumentisti anziché indulgere nelle posizioni che hanno loro assicurato tanta messe di allori, appaiono sempre più animati da quell’ideale di perfezione che è l’aspirazione costantemente viva negli spiriti eletti.” (Alto Adige, martedì 11 marzo 1947)

Un’altra straordinaria ‘epifania’ fu l’apparire sulla scena musicale italiana ed europea del Nuovo Quartetto Italiano ospitato dalla Societá dei Concerti/Konzertverein giovedì 27 marzo 1947 nel salone dell’Hotel Greif/Grifone: “Dopo il “Trio di Trieste” ecco presentarsi nella serie delle manifestazioni della Società dei concerti il “Nuovo quartetto italiano” un altro complesso che fa ottimamente onore alla nostra ultima generazione musicale. […] Siamo cioè sul piano di un approfondimento interpretativo che consente alla musica di apparire nella sua verità assoluta, dopo che ogni residuo di decorativismo sentimentalistico ed ogni inceppamento tecnico è scomparso nella combustione di una assidua compenetrazione fra l’opera d’arte e la mente dell’interprete. Ed il fatto che i quartettisti (Paolo Borciani, Elsa Pegreffi, Piero Farulli e Franco Rossi) eseguano a memoria le musiche di repertorio e l’apparente disinvoltura con la quale giocano con la le difficoltà dei singoli strumenti e quelle dell’insieme, dicono quanto lunga e faticosa e onesta sia stata la estenuante preparazione.” (Alto Adige, venerdì 28 marzo 1947)