Presentazioni e recensioni

Qui verranno presentati e recensiti alcuni concerti di musica “classica”, ovvero rinascimentale, barocca, romantica, novecentesca e contemporanea, musica colta ovvero “music d’art”.

I contributi saranno a firma dei docenti della Scuola di Musica, ma anche gli allievi della Scuola di musica sono invitati a proporre dei loro scritti. I pezzi vanno inviati a Mauro Franceschi, curatore della rubrica, all'indirizzo: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.
Per le recensioni pubblicate a firma di allievi la Fondazione Haydn e la Società dei concerti di Bolzano mettono a disposizione alcuni biglietti omaggio.

“Sinfonia (après Haydn 104)” di Mauro Cardi

recensione di Mauro Franceschi

Mauro Cardi
Mauro Cardi


Lo scorso 12 novembre l'orchestra Haydn diretta da Timothy Redmond ha presentato in prima assoluta  “Sinfonia (après Haydn 104)” di Mauro Cardi. La partitura si articola in quattro movimenti per una durata complessiva di circa 25 minuti, ed è una commissione  della Fondazione Haydn in occasione del sessantesimo anniversario della sua fondazione.


A proposito della propria opera l'autore ha scritto: “Il mio lavoro è una sorta di analisi viva dell'opera haydniana, riletta attraverso una lente deformante, che agisca soprattutto sul fronte armonico, per allargarlo fino a spingerlo altrove, decontestualizzandolo, nonché sulla temporalità, per sospendere, o al contrario per esaltare, l'agogica haydniana: una sorta di teatro di gesti musicali nei quali ritrovare quei percorsi creativi che più mi appartengono”. Ciò appare evidente al primo ascolto. Nella musica di Mauro Cardi le armonie settecentesche si trasfigurano in sonorità contemporanee, le triadi in cluster, il trasparente diatonismo in complessi frammenti cromatici. Il fraseggio haydniano viene sezionato, scomposto e ricomposto per creare una forma nuova.

Abbiamo ricordato le parole di Luciano Berio. “Quando si trascrive, come quando si traduce, possono darsi tre diverse condizioni: che il trascrittore si identifichi con il testo originale, che il testo diventi pretesto di sperimentazione e, infine, che il testo venga sopraffatto e filologicamente “abusato”. Penso che una condizione ideale si avveri quando queste tre condizioni coesistono e si assimilino l'una all'altra. E' solo allora, credo, che la trascrizione diventa un atto realmente creativo”. Un atto “realmente creativo” è quello di Cardi, nella tradizione di Liszt, Busoni, Dallapiccola, Bartok e Berio.